MODA UOMO A FIRENZE

MODA UOMO A FIRENZE

La moda, ma soprattutto la ricerca per il bello, sono stati i grandi protagonisti della sfilata del brand Gianni Lupo, che si è tenuta mercoledì 15 giugno presso l’Angel Roofbar dell’Hotel Calimala, a Firenze.

Lo scenario era quello di una città vista dall’alto e invasa da un clima ormai estivo.

Il tema è Ethno Folk e non lascia nulla al caso. I richiami etnici con una punta “Jungle Style” hanno la predominanza sulla collezione.

Osservando la sfilata con occhio attento si nota la gran ricerca del brand per creare una collezione “fresca” e attuale, il tutto contornato da una location in stile newyorkese, che si sposa perfettamente con i capi fantasia animalier dal richiamo militare e Urban Style.

È stata presentata la capsule double label: completi monocromatici dalle vestibilità over, pantaloni cropped con pinches, vengono mixati con toni naturali e freddi. Un concept sobrio e minimale.

Il brand è nato nel 2013 dopo aver letto “Il Totem del Lupo”, il libro dello scrittore cinese Jiang Rong, che narra dello spirito di cooperazione e di uguaglianza dei lupi in branco.

Internazionalizzazione, tecnologie e sostenibilità sono, poi, sempre i punti cardini presenti e futuri, su cui l’azienda si basa.

Per poter indossare e acquistare questi capi “fighi”, dovrete però aspettare la Primavera 2023.

Cristiano Gassani

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IL MAESTRO MILANESE DEL MADE IN ITALY

IL MAESTRO MILANESE DEL MADE IN ITALY

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, gli architetti sono diventati designer e il design italiano si è diffuso a livello globale. Considerato uno dei principali designer della sua generazione nel panorama milanese e mondiale, Sergio Asti rientra sicuramente in questa cerchia.

Asti nasce a Milano nel 1926, dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano si forma alla professione di architetto. Oltre a progettare numerosi edifici e interni per clienti privati e aziendali, Asti è molto attivo nell’ambito dell’Industrial Design, infatti, è stato tra i primi ad affrontare questa nuova disciplina, fondando nel 1956 l’ADI (Associazione per il Design Industriale) di cui è anche stato Socio Onorario.

L’architetto ha collaborato con importanti aziende del settore come Boffi, Olivari, Cassina, Knoll, Poltronova, Zanotta, Gabbianelli, Salviati, Venini, Arteluce, Artemide, Fontana Arte, Martinelli Luce. Proprio con l’amico Elio Martinelli, Sergio Asti inizia una collaborazione negli anni Sessanta e crea lampade icone del design italiano. Profiterolle (realizzata in metacrilato e fibra di vetro per donarle un effetto spumoso) e Visiere sono due apparecchi ideati nel 1968 e che donano fascino agli ambienti anche quando non sono illuminati.

La lampada Visiere, in particolare, nasce dalla profonda conoscenza e passione del designer per il Giappone ed evoca gli antichi elmi dei samurai. Le tre semisfere che la compongono sono sovrapposte per diffondere una luce morbida e soffusa che si spande con toni diversi e suggestivi negli spazi illuminati.

Nella sua amata Milano, Asti ha realizzato diversi edifici residenziali come La Tizianella (1961) dove per gli interni ha appositamente progettato l’omonima maniglia prodotta da Olivari. Sempre a Milano è stato autore di negozi, showroom, uffici e ristoranti, e si è occupato di allestimenti per La Rinascente, la Fiera e la Triennale. Ha progettato anche ville in Brianza, sui Piani d’Ivrea e in Liguria.

Ha dato vita anche a complementi d’arredo in ceramica (i vasi della collezione Toky di Superego Edition del 1980) e in cristallo (il set di bicchieri Mapan in collaborazione con la cristalleria Arnolfo di Cambio).

La sua raffinata ricerca formale e il sapiente uso dei materiali hanno contribuito alla vincita del premio Compasso d’Oro nel 1962 con il vaso portafiori della serie Macro per Salviati & C., e alla consegna di una medaglia d’oro e una d’argento alla XI Triennale. I suoi lavori di design sono stati esposti in diversi importanti musei tra cui il London Design Museum (1989), il MoMA di New York (2005), il Philadelphia Museum (2008).

L’opera e l’eredità culturale di Sergio Asti, scomparso nel luglio 2021, è il tema della giornata di studi che si terrà all’ADI Design Museum il prossimo 11 maggio. Grazie ai contributi di numerosi studiosi e alle testimonianze delle aziende con cui Asti ha collaborato si intende aprire una riflessione teorica e critica sul significativo lavoro progettuale del grande maestro milanese.

Simone Lucci

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STORIE E VIAGGI RACCONTATI DA DUE ACCESSORI SENZA TEMPO

STORIE E VIAGGI RACCONTATI DA DUE ACCESSORI SENZA TEMPO

I foulard e le cravatte non passano di moda e basta un pizzico di creatività per indossarli in modi differenti.

La cravatta, da sempre considerata simbolo di eleganza, stile e raffinatezza, è tra gli accessori must del guardaroba maschile e femminile. Sono lontani i tempi in cui la si vedeva esclusivamente nelle occasioni formali o addosso a uomini d’affari dallo stile rigoroso. Oggi è scelta anche per il tempo libero ed è sfoggiata con i look più casual.

È stato Luigi XIV a sancire definitivamente la nascita di questo accessorio. Durante la guerra dei 30 anni, infatti, i foulard portati al collo dalle truppe croate non sono passati inosservati, e i soldati francesi ne sono rimasti così affascinati da volerli introdurre nel loro Paese. Ci ha pensato poi il Re Sole a decretarne il successo, istituendo persino la professione del “cravattaio”, che aveva il compito di annodare in modo impeccabile la cravatta del sovrano.

Il foulard, invece, è davvero antichissimo e lo testimoniano i ritrovamenti presso le civiltà orientali del 1000 a.C., in occidente, poi, appare dal secondo secolo d.C.

Il foulard moderno, inteso non solo con funzione pratica ma anche come accessorio degli outfit più raffinati, si afferma nel Novecento, e in particolare negli anni ’30.

La moda degli anni ’50 e ’60 suggeriva di indossarlo per ogni occasione: sulla testa, annodato sotto il mento e abbinato a un paio di occhiali da sole, come facevano Audrey Hepburn, Grace Kelly, Catherine Deneuve e Jacqueline Kennedy.

Hermès è la prima casa di moda a commercializzarlo, diventando l’icona del foulard per eccellenza con il suo carré in seta 90×90. Tra le maison che hanno creato foulard per le proprie collezioni: Dior, Yves Saint Laurent, Chanel e Givenchy in Francia, Gucci, Ferragamo e Roberta di Camerino in Italia.

Nel 2013, Kinloch si presenta sul mercato con una linea artigianale italiana di foulard e cravatte in seta stampata Made in Como, cuciti a mano con l’opzione di cucitura a macchina, ideati da Davide Mongelli con il designer e socio Francesco Fantoccoli.

Elementi distintivi del marchio sono le stampe che ogni stagione rappresentano un viaggio diverso. Russia, Messico, Napoli e Las Vegas sono alcune delle mete già realizzate, cogliendo luoghi, personaggi, dettagli naturali in maniera onirica e irriverente. Le misure dei foulard Kinloch si sono moltiplicate: dal classico carré 90×90, al più minimal 70×70, fino ad arrivare al 140×140, a cui si sono aggiunti triangoli per il collo. La cravatta è proposta in due lunghezze, affiancata dal papillon nelle sue due versioni: annodato o da annodare. La pochette da taschino è diventata un must have per il mondo giapponese, fondamentale negli outfit nonché portafortuna, mentre i fazzoletti vengono legati alla borsetta, al polso o al collo per dare al look un tocco di originalità e colore.

Nel tempo, le collezioni sono cresciute e si sono ampliate, ed è l’India la nuova tappa dei viaggi Kinloch per la stagione autunno/inverno 2021.

Cravatte, foulard di tutte le misure, coloratissimi fazzoletti in seta o cotone sono valorizzati da scene di fachiri, ballerine, incantatori di serpenti…  e poi fauna selvatica tra tigri del Bengala, elefanti e caleidoscopiche fantasie arabesque. Il Taj Mahal compare imponente su ampi fondali colorati, mentre danzatori e maestri di yoga si allineano in posa ad adornare sete di ogni tipo, insieme a pavoni e scene romantiche indiane.  Tra le stole, o hijab, si presenta poi una new entry: una sciarpa in flanella realizzabile in più misure.

Per il menswear,  una linea di camicie cucite dai noti camiciai di Napoli in due modelli: Hawaii e Regular, con possibilità di scelta tra seta e cotone; invece per il mondo femminile sono presenti anche una serie di fasce lisce o intrecciate e shu-shu, elastici in seta o cotone stampato. Per completare la collezione: calzini (short e long) per lei e per lui.

Il brand ha creato anche l’Itinerario su Misura, una novità assoluta nel mondo del carré. Basta, infatti, un click sul menu “Personalizza” dell’e-shop Kinloch per diventare designer del proprio foulard, decidendone la texture, lo sfondo e il bordo, con l’opzione aggiuntiva per ricevere il foulard cucito a mano o a macchina e scegliere la fantasia preferita.

Il successo del marchio italiano ha permesso la conquista di alcuni dei più importanti department store soprattutto in Giappone, in Europa, negli USA, nel Far East, e, in Italia, la conquista della Rinascente e  di diversi multibrand nelle città di Milano, Roma, Firenze e Torino.

Simone Lucci

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IL PRESIDENTE SOI FA IL PUNTO SULLA SITUAZIONE OFTALMOLOGICA IN ITALIA

IL PRESIDENTE SOI FA IL PUNTO SULLA SITUAZIONE OFTALMOLOGICA IN ITALIA

 “La prima visita oculistica va fatta alla nascita, poi ai tre anni di età, a otto anni, dai 40 ai 60 anni ogni due anni e dopo i 60 anni una volta l’anno. Rispettare questo calendario è la migliore assicurazione per prendersi cura della propria vista”, afferma Matteo PiovellaPresidente SOI (Società Oftalmologica Italiana), in occasione della Giornata Mondiale della Vista che si celebra il 14 ottobre.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), 2,2 miliardi di persone nel mondo soffrono di patologie oculari. In Italia si stima che le malattie a rischio perdita della vista coinvolgano oltre 6 milioni di pazienti. I difetti che necessitano la correzione con occhiali colpiscono 40 milioni di italiani.

A fare il punto è Matteo Piovella.

“La Giornata mondiale della vista è un’opportunità indispensabile per l’oculistica per accendere la luce sulla qualità e l’adeguatezza delle cure erogate al servizio dei pazienti: 7 mila medici oculisti visitano ogni anno 20 milioni di persone e salvano la vista a un milione e trecentomila di queste. Cose bellissime, conosciamo e dobbiamo far conoscere però le criticità del sistema salva vista e dobbiamo indicare le soluzioni.

Oltre 500 mila persone sono affette da maculopatia, una malattia della retina che porta, se non curata, a non vedere più. Purtroppo però molti hanno difficoltà di accesso alle cure per motivi organizzativi ed economici.

L’altra situazione su cui porre l’attenzione è la limitata possibilità di accesso alla chirurgia della cataratta causa la crescita dei tempi di attesa conseguenti alla pandemia. Nel 2019 in Italia sono stati effettuati 650 mila interventi, ma nel 2020 mancano all’appello ben 300 mila operazioni. E in alcune strutture SSN siamo arrivati al record storico di 3 anni di lista d’attesa.

Per finire, negli anni 2000 le nuove tecnologie, che hanno aiutato e aiutano a ottenere interventi più sicuri e efficaci, non sono state adottate in modo adeguato. Nel Sistema Sanitario Nazionale in oculistica sono presenti in modo insufficiente: meno dell’1%. È una criticità che ci impegna da molti anni. Sappiamo che i problemi sono enormi, ma dobbiamo evitare che la chirurgia oculistica continui a essere considerata elettiva, quindi non prioritaria e non indispensabile. Questo impedisce anche di attingere ai soldi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Chiediamo alla politica l’aiuto per assistere questi pazienti, che sono milioni.

Entro il 2030 è previsto il raddoppio delle persone cieche. Ricordiamoci che la vista è il bene più prezioso, e che ne riconosciamo il vero valore solo quando l’abbiamo persa”. 

 

MISTER ARTURO DI NAPOLI E LA NEW DREAMS IN CAMPO PER LA SOLIDARIETÀ

MISTER ARTURO DI NAPOLI E LA NEW DREAMS IN CAMPO PER LA SOLIDARIETÀ

Artisti, musicisti, cantanti, personaggi televisivi, social star hanno deciso di mettersi in gioco per scopi benefici in un campionato FIGC. Il 10 ottobre 2021 hanno esordito, in terza categoria contro la squadra dell’Academy Pro Sesto, presso il centro sportivo “Gaetano Scirea” di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano.
In campo, con la maglia della New Dreams: il portiere Andrea Zelletta, modello e cantante reduce dall’esperienza al Grande Fratello, l’attaccante Valerio Mazzei, cantante e tiktoker, il fantasista Shade, rapper e doppiatore. C’erano anche Davide Vavalà, protagonista de “Il Collegio”, Patrizio Morellato, AstolPeejay, Anima, Andrea Cioffi, Lele Giaccari, Ludwig, Tancredi, Jaro, Mazay, Cosmic, i gemelli La Presa e Marco Filadelfia.

Capitanava la squadra Mister Arturo di Napoli, mitico “Re Artù”, con un passato di grande attaccante anche nelle file di Napoli, Inter e Messina.

Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Da calciatore hai giocato tante partite per beneficienza e continui anche da mister. Com’è stato coordinare la New Dreams?

È sempre emozionante regalare sorrisi, qualsiasi sia il ruolo che si ricopre.

Il più promettente in squadra?

Valerio Mazzei ha colpi da vero calciatore.

Quanto conta per te aiutare chi ha bisogno? Perché lo fai?

È fondamentale, io lo faccio perché fa bene al mio cuore.

Conoscevi Marco Simoncelli?

Non personalmente e non conosco la sua famiglia ma meritano d’essere sostenuti.

 

Tra i supporters della New Dreams anche Carlo Tavecchio che ha creduto fin dall’inizio al progetto e il F.C. Cologno che ha concesso il centro Brusa per gli allenamenti della squadra.

La New Dreams ha perso 3-0, subendo i tre gol nella prima mezz’ora. Ma dopo lo stentato avvio ha saputo ricompattarsi, sbagliando un rigore e tenendo testa agli avversari fino al triplice fischio finale. L’incontro, valido per il girone C della terza categoria di Milano, si è svolto davanti a un nutrito pubblico presente sulle tribune ed è stato l’occasione per raccogliere un contributo economico a favore della Marco Simoncelli Fondazione O.n.l.u.s. organizzazione di utilità sociale senza scopo di lucro. Dopo la scomparsa del pilota sul circuito di Sepang, in Malesia il 23 ottobre 2011, la famiglia ha costituito l’associazione per onorare la memoria di Marco mantenendo vivo l’impegno di solidarietà e di attenzione verso i più deboli che SuperSic ha sempre affiancato alla carriera di pilota. La Fondazione sostiene e promuove progetti di solidarietà e cooperazione anche intervenendo direttamente, quando necessario.

Clementina Speranza

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