IL CORKAGE FEE IN POSTERIA

IL CORKAGE FEE IN POSTERIA

Cos’hanno in comune Trussardi alla Scala, Cracco, Al Pont de Ferr, Manna e La Posteria di Nonna Papera?

La città di Milano. La passione per la cucina. E il “diritto di tappo”, in inglese corkage fee, una pratica consolidata negli Stati Uniti che si è diffusa in Canada, Australia, Nuova Zelanda. E ora anche in Italia.

A inventarla, collezionisti e appassionati di vino che chiedevano al ristoratore di fiducia il permesso di portare una bottiglia da casa per consumarla durante il pasto. Da una parte questo permetteva loro di pasteggiare con il vino preferito, dall’altra consentiva al locale un risparmio. Piano piano la pratica si è diffusa nei ristoranti americani, che hanno deciso di pubblicizzarla.

Oggi ci sono quindi parecchi BYOB (Bring your own bottle o bring your own booze), ristoranti basati sul “corkage fee”, dove si paga un compenso prestabilito per il servizio di un vino, non presente nella carta, che il cliente intende consumare al tavolo. In alternativa, il costo del servizio potrebbe coincidere con il costo della bottiglia meno cara del menù. Ogni ristoratore sceglie la propria politica.

“Porti la tua bottiglia e paghi solo il servizio che sarà di 2 euro a calice: stappatura bottiglia, lavaggio bicchiere e utilizzo di decanter o glacette. Puoi portare massimo una bottiglia ogni 2 persone”, precisa Lamberto Frugoni, titolare di La Posteria di Nonna Papera. Il servizio, sottolinea, deve avvenire in modo assolutamente corretto e tocca al personale di sala prendersi cura della bottiglia. “Controlleremo la temperatura di servizio, porteremo il calice appropriato, e ci occuperemo della decantazione, se necessaria – chiarisce Frugoni –. Da giugno, poi, offriremo questo servizio per presentare un aperitivo diverso.  Proporremo i “cicchetti”, una sorta di tapas, un’ampia scelta di bruschette all’italiana, salumi, formaggi e piccole porzioni del menu: mini tartare, rigatoni al sugo di brasato, pennette al sugo di ossobuco”.

La Posteria di Nonna Papera, aperta dal 2005, vanta oltre 200 etichette di vini, dal nord al sud Italia. “Non chiamatelo wine bar, né ristorante, è una posteria, una delle poche rimaste. Per questo ho scelto questo nome. ‘Posterie’ erano le latterie milanesi: negozi di generi alimentari dove ci si poteva accomodare e bere un bicchiere di vino”, spiega Frugoni. ‘Nonna Papera’: come il famoso e divertente ricettario ‘Il manuale di Nonna Papera’, col quale tante generazioni hanno scoperto la passione per la cucina e le appetitose ricette ispirate ai cartoni animati di Walt Disney.

In cucina? “L’ex direttore del Ribot, lo storico ristorante con giardino dall’ambiente a tema ippico: Paolo Peraldo, capelli bianchi, piemontese, pignolo. Compriamo unicamente le materie prime che dice lui: la tagliata di controfiletto di scottona, il lardo di colonnata per i soffritti, i pomodori Pachino per la salsa, il ganassino di manzo per il brasato…”, precisa Lamberto Frugoni.

La cucina è piemontese, milanese, regionale italiana. E poi ci sono le chicche: “I formaggi di Vittorio Beltrami, i salumi dei Fratelli Billo e K. Bernardi, le mostarde artigianali, l’olio proveniente da un agriturismo toscano. Tutte le materie prime sono di piccoli produttori”, spiega Frugoni. La forza del ristorante sta nel Made in Italy, e anche nell’ironia del titolare che elenca il menu, col cellulare in mano, scorrendo le foto dei piatti: “Rustin negàa, manzo all’olio, tonno di coniglio, agnolotti del plin, cotoletta alla milanese rigorosamente di vitello, fritta nel burro chiarificato…”, solo per citarne alcuni.

Clementina Speranza

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DIGITALIZZAZIONE E INNOVAZIONE IN MEDICINA, SALUTE E SANITÀ

DIGITALIZZAZIONE E INNOVAZIONE IN MEDICINA, SALUTE E SANITÀ

Per il quinto anno consecutivo si è svolto, presso Base Milano, il 15 marzo, Wired Health. Una giornata in cui si sono percorse cinque le traiettorie di discussione: empowerment dei pazienti, governance dei sistemi sanitari, nuovi modelli di business, terapie digitali, trasferimento tecnologico e ricerca.

Wired health 2022 è stato un momento di incontri, talk, interviste, dibattiti per esplorare le soluzioni e i processi innovativi per lo sviluppo di un sistema salute efficace, sostenibile ed equo. Un evento per capire come le tecnologie digitali stanno cambiando medicina, salute, sanità.

Wired health ha investigato, con rigoroso criterio scientifico, il presente e il futuro della salute, della robotica e degli algoritmi a intelligenza artificiale. Per scoprire il punto di contatto fra medicina, tecnologia e nuovi stili di vita.

Questi due anni di emergenza sanitaria ci hanno mostrato la complessità del sistema sanitario facendo emergere tutta la sua criticità. Il sistema può funzionare solo se c’è una collaborazione fra vari attori: istituzioni, azienda sanitaria e pazienti. Questo dialogo può essere agevolato dalla forte rivoluzione digitale che stiamo iniziando a vivere.

Il ruolo fondamentale per migliorare le nostre conoscenze scientifiche è ricoperto dai dati medicali. Bart De Witte (esperto europeo di trasformazione digitale nel settore sanitario, fondatore dell’organizzazione no-profit Hippo AI Foundation) sostiene la democratizzazione degli algoritmi a intelligenza artificiale in medicina attraverso strategie open data, cioè, attraverso dati liberamente accessibili a tutti. “Possiamo duplicare il nostro mondo creandone uno virtuale che interagisce con il mondo reale – afferma Bart De Witte -. Pensate alla guida autonoma. Migliaia e migliaia di informazioni vengono scambiate in tempo reale fra la nostra automobile, le infrastrutture e le altre automobili. Gli algoritmi a intelligenza artificiale costruiscono un mondo virtuale che sovrapposto al nostro ci consente di muoverci nel caos urbano in totale sicurezza. Potremmo duplicare noi stessi e consentirci di interagire con i nostri sogni. Insomma, creare il nostro avatar e inserirlo nel nostro mondo duplicato”. Nel futuro di quanti mondi avrai bisogno? È la domanda che Bart rivolge alla platea. “Ora immaginate di creare il mondo della salute per un nuovo stile di vita che abbraccia appieno la sfera del benessere – continua Bart De Witte -. Per fare questo abbiamo bisogno di dati, nello specifico i dati medicali delle persone. Abbiamo bisogno di condividere i nostri dati della vita reale, che saranno utilizzati per offrire nuovi orizzonti terapeutici, più vicino ai pazienti”.

Al convegno è stato ampiamente sottolineato che dopo l’emergenza sanitaria la digitalizzazione potrebbe essere la strada per la centralità della persona, per avere una sanità che sia capillarmente presente e vicina ai reali bisogni di salute dei cittadini. Si è rimarcato il fatto che oggi quando il paziente ha bisogno di rivolgersi al medico di base si deve recare da esso e spiegare cosa abbia, quali sintomi accusa, il medico lo visita, prescrive degli esami clinici di approfondimento, degli eventuali consulti specialistici, così da ottenere una diagnosi possibilmente accurata e solo successivamente a tale iter sarà in grado di formulare una cura. Ma Ennio Tasciotti (scienziato e Direttore Human Longevity Program, IRCCS San Raffaele di Roma) e Noemi Porrello (Real World Evidence Lead, Roche Italia) ci disegnano con decise pennellate la sanità di domani. Lo scenario del futuro sarà completamente stravolto. Non ci recheremo più dal medico, sarà sufficiente contattarlo e raccoglierà tutta una serie di dati che sono stati misurati da dispositivi medici presenti nelle nostre case (bilancia, pulsossimetro, sfigmomanometro, ecc…) o dispositivi indossabili (smartwach, indumenti con tessuti sensorizzati, ecc…). Il medico con il supporto di algoritmi a intelligenza artificiale sarà in grado di formulare una diagnosi personalizzata, una cura e il dosaggio della medicina.

Affinché tutto questo diventi realtà saranno necessari i dati medicali della vita reale del paziente, dati che al momento senza ragione vengono tenuti gelosamente custoditi. Grazie all’accesso a questi si potrà avere una diagnosi più veloce e potremmo offrire nuovi orizzonti terapeutici. È quanto delineato al convegno. “L’enorme flusso di informazione per le case farmaceutiche saranno fondamentali per sviluppare nuovi prodotti – sostiene Noemi Porrello -. La digitalizzazione potrà finalmente integrare la ricerca tradizionale con una visione olistica della persona per essere più vicino al paziente”.

Ciò che è emerso dal convegno è che questa “partita” bisogna giocarla tutti insieme: cittadini, istituzioni e medici. La rivoluzione diagnostica e riabilitativa deve essere accettata in primis dai cittadini. Deve esserci una condivisione di dati fra cittadini, istituzioni e università. E si è auspicato a un rapido cambiamento da parte della politica per raggiungere in tempo breve dei traguardi importanti dal punto di vista delle infrastrutture digitali.

“Il ruolo del paziente resta centrale, dobbiamo comprendere quale leva dobbiamo attivare per avere più fiducia per acconsentire a scambiare dati. I motivi sono molteplici, regna il sospetto, la paura sulla condivisione, spesso legata alla ignoranza del processo e del percorso del dato, con chi verrà condiviso e di cosa ne faranno del mio dato – precisa Tasciotti –. L’altra categoria da convincere sono i medici che vedono la tecnologia come una minaccia alla categoria, intimoriti di perdere prestigio a favore di un computer. La tecnologia non sostituirà i medici, ma sarà inevitabile sostituire i medici che non sapranno utilizzare la tecnologia, perché chi usa la tecnologia cura meglio i pazienti”.

Dai vari interventi è emerso che il medico di domani deve aumentare le proprie competenze, le sue skills. Deve essere multi disciplinare e si deve coltivare la cultura dello scambio di informazioni fra i vari stakeholder, cioè, medici, ingegneri e informatici, devono mettersi a disposizione uno dell’altro, lavorare tutti insieme al bene comune della salute.

Si è sottolineata l’esigenza di comprendere la condivisione dei dati, salvaguardando la sicurezza, cosa che permetterebbe di accedere a precorsi di cura migliori. Si è parlato di meno reticenza nello scambio e condivisione di dati medicali sia nel pubblico che nel privato, come prima rivoluzione da attuare.

Stefano Rovelli

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L’ARTE INCONTRA LA MODA

L’ARTE INCONTRA LA MODA

Il rapporto tra arte e moda è profondo. È un insieme di scambi creativi e, in un momento storico confuso come quello che stiamo vivendo, la connessione tra Harim e YKK, nello scenario di Fiumara d’Arte, è particolarmente significativa.

Per chi non la conoscesse, Harim Accademia Euromediterranea, con sede a Catania, è per la rivista Vogue tra i migliori istituti di moda e design italiani, con una storia lunga più di 25 anni, che punta a formare nuovi professionisti in diversi ambiti lavorativi.

Mentre YKK (Yoshida Kogyo KabushikiKaisha) è una multinazionale giapponese nata nel 1934, tra le maggiori produttrici mondiali di accessori da chiusura, cioè di cerniere. L’azienda Made in Tokyo oggi è presente in 73 nazioni ed è un colosso che supera la produzione annua di 2 milioni di km di chiusure lampo.

Gli abiti sono realizzati a mano dallo staff di Harim. Satin, crêpe e chiffon. Tre tessuti e abiti differenti, ma con lo stesso bagno di colore. Comune denominatore: le cerniere.

Alla leggerezza dei tessuti hanno abbinato cerniere metalliche a catena, con inciso a laser nero su oro “Back to dreaming” (ovvero “Torniamo a sognare”), nome della capsule. “L’idea era quella di dettare i canoni dell’alta moda e dello streetwear creando un forte contrasto che mette in risalto le cerniere”, afferma Gabriella Ferrera, fondatrice di Harim e sorella della stilista Marella Ferrera. Una tradizione familiare quella delle sorelle Ferrera, nata grazie ai genitori che aprirono la loro prima boutique a Catania a fine anni ’50.

La partenrship tra Harim e YKK ha dato vita a un videoclip realizzato in occasione dell’edizione 2021 del MADEINMEDI, girato a Fiumara d’Arte, museo a cielo aperto, uno tra i più grandi parchi monumentali di arte contemporanea in Europa, voluto e ideato dal mecenate Antonio Presti. Le riprese sono state effettuate presso le sculture monumentali del parco: “Monumento per un Poeta Morto” di Tano Festa (Comune di Reitano), “Il labirinto di Arianna” di Italo Lanfredini (Comune di Castel di Lucio), “Piramide – 38° Parallelo” di Mauro Staccioli ed “Energia mediterranea” (Comune di Motta d’Affermo). Uno cambio energetico tra opere d’arte e un linguaggio contemporaneo della moda. Creative Director del video Gabriella Ferrera e Producer Marco Aloisi, suo socio nell’Accademia. 

Cristiano Gassani

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IL DIVANO AERODINAMICO DAL CUORE D’ACCIAIO

IL DIVANO AERODINAMICO DAL CUORE D’ACCIAIO

Scultoreo, fluido e aerodinamico sono le caratteristiche di Soft Machine, un divano morbido dal cuore d’acciaio rivestito in calda lana mohair bordeaux. Il sofà è stato presentato la prima volta dal brand Adrenalina durante il Salone del Mobile nel 2016 e, di anno in anno, ha acquisito celebrità diventando nuovamente protagonista nel 2021.

Soft Machine nasce dall’intuizione del designer Giovanni Tommaso Garattoni influenzato dal Bolidismo, movimento nato 1986 da un gruppo di designer e architetti, tra cui lo stesso Garattoni. I tratti del Bolidismo sono infatti un accentuato dinamismo, derivato in parte da citazioni futuriste e delle linee aerodinamiche tipiche dello stile americano, ma contaminato anche da accenni alle forme organiche e riferimenti all’architettura degli anni trenta e al mondo dei fumetti. “La sua caratteristica forma organica esalta il movimento che diventa azione, una morbida macchina dell’abitare che nasce dall’amore, tutto italiano, per la velocità”, afferma il designer.

Il divano Soft Machine rappresenta la libertà di esprimersi, di fantasticare e di dare colore all’immaginazione, tratti tipici della filosofia di Adrenalina.

L’azienda, infatti, crea sedute che rompono gli schemi, capaci di conferire unicità al luogo che le ospita senza mai rinunciare al comfort. Il marchio attinge all’esperienza e alla sapienza della manifattura artigianale coniugata alla ricerca di materiali innovativi e allo sviluppo di moderne tecniche di lavorazione, mantenendo il carattere di un atelier che sa interpretare i desideri di chi ama circondarsi di pezzi fortemente protagonisti dalla vocazione sperimentale. Adrenalina è il rifugio dell’originalità, lo spazio in cui la differenza è un valore da tutelare. Adrenalina, inoltre, è un brand di Domingo Salotti srl, nato nel 1999 con la voglia di dare spazio a forme eclettiche e a un concetto innovativo di imbottiti, reinterpretando l’oggetto seduta come elemento iconico e scultoreo.

Simone Lucci

ALLENARSI A CASA CON GIORGIO ROCCA E BUDDYFIT

ALLENARSI A CASA CON GIORGIO ROCCA E BUDDYFIT

“… Da bambino non immaginavo di poter diventare un campione: non ero un fuori classe, c’erano ragazzini molto più bravi di me. La volontà e l’impegno, però, mi hanno aiutato. Io sono un atleta costruito, sono arrivato al successo con tanto, tanto lavoro. Tutto si può fare, tutto si può avere, l’importante è crederci.” Queste le parole di Giorgio Rocca, ex sciatore alpino italiano salito sul podio parecchie volte, che vanta ben 11 vittorie e il titolo di campione del mondo di slalom speciale.

Per gli amanti dello sci e per coloro che hanno voglia di avvicinarsi a questo sport affascinante, Buddyfit ha organizzato un programma di allenamento di 6 settimane per un totale di 11 classi (due a settimana). Quattro delle classi saranno tenute anche dal campione mondiale Giorgio Rocca. Come gli altri special guest, Rocca si allenerà in compagnia di due trainer molto cari alla community: Giacomo Galliani e Federico Corso. Tutti e tre saranno in diretta per la prima classe alle 19:00 del 25 ottobre dal live studio di Buddyfit di Milano. Gli utenti potranno seguire la Live tramite la app o potranno recuperarla nella sezione Replay.

Con due classi a settimana da 45 minuti, il campione Giorgio Rocca costruirà un percorso di allenamento adatto agli sciatori che si preparano a vivere la prossima stagione sciistica. “Buddyfit può aiutare quanti hanno poco tempo a prepararsi anche da casa in maniera adeguata per arrivare in pista belli carichi”, afferma Rocca. Non mancheranno durante l’allenamento esercizi volti alla tonificazione, e ci saranno anche quelli per migliorare la stabilità al fine di essere più sicuri in pista e prevenire gli infortuni. 

Tra un recupero e un altro nel corso dei 45 minuti, come di consueto, si darà ampio spazio alle domande e alle curiosità che arriveranno al campione Rocca, tramite chat in diretta, dagli utenti collegati da casa. 

Buddyfit è disponibile per Android e iOS oltre che tramite sito web all’indirizzo buddyfit.it. Tutte le classi sono fruibili da smartphone, PC o TV. Segui Buddyfit anche su Instagram e condividi i tuoi allenamenti con #buddyfit.

Buddyfit è la start up italiana, lanciata da Zlatan Ibrahimovic e Diletta Leotta, che ha rivoluzionato il modo di fare fitness. È una vera e propria palestra digitale aperta 24 ore su 24, con oltre 600 classi al mese adatte a tutti, tenute dai migliori trainer, da atleti e sportivi famosi.

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