CHEMIO WORLD E LA VITA DOPO IL CANCRO

CHEMIO WORLD E LA VITA DOPO IL CANCRO

In questo momento di difficoltà sanitaria e sociale, abbiamo scoperto la valenza dei social e la loro capacità democratica di permeare in modo trasversale la società. Non solo influencer o frivoli balletti che strappano ilarità, ma anche tanti contenuti informativi utili per la nostra vita quotidiana.

L’indice scorre rapido sullo schermo dello smartphone, fino a quando appare Chemio World: si parla in modo semplice delle problematiche che le donne affette da tumore alla mammella devono affrontare, dei dubbi e delle tante paure di chi si sottopone alla chemioterapia.

Frasi di donne e uomini che hanno fatto la storia nella propria professione e racconti di vita: testimonianze di chi ce l’ha fatta. Di chi non si è lasciato sopraffare dalla malattia, perché “non si può battere una persona che non si arrende mai”, per citare una frase del giocatore di baseball statunitense Babe Ruth.

Chemio World è incline a fare rete con altre community e associazioni che operano nel settore, perché quando emerge una esigenza bisogna avere la consapevolezza dei propri limiti e la capacità di avvalersi dell’aiuto prezioso di esperti professionisti in psicologia, farmacia, alimentazione, estetica, fitness e non solo.

La storia di Chemio World si fonda sull’emozione, sui sentimenti, sull’amicizia, sulla passione, sulla ricerca e sulla voglia di condividere le esperienze personali per aiutare altre donne. Chemio World, infatti, è nata dall’esperienza personale di Monica e Valentina.

Monica, 35 anni e una laurea in Fisioterapia, ha un sorriso che riempie lo spazio, che ti circonda e ti infonde serenità. Le abbiamo rivolto qualche domanda.

 

Com’è nata l’idea di Chemio World?

Ho avuto la diagnosi di tumore alla mammella a luglio, nel 2020, esattamente tra il 23 e il 28, e compresi che avrei dovuto sottopormi a un intervento chirurgico. Ho iniziato immediatamente a informarmi sulle modalità con le quali potevo partecipare attivamente alla cura. Ci sono una serie di strategie da mettere in atto per rendere più efficace la terapia.

È molto importante diminuire lo stress, risultato che si può ottenere con la meditazione, con le sedute psicoterapiche, con l’esercizio fisico, lo Yoga o la riflessologia plantare; non esiste una tecnica che valga più delle altre, ognuno scelga quella che ritiene più idonea. Mentre è fondamentale l’alimentazione, perché è accertato che nel 40% dei casi una corretta alimentazione aiuta a ridurre la progressione della malattia. Da subito ho intrapreso una assunzione degli alimenti secondo il regime che mi ha indicato il medico dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Ho iniziato a comprare tantissimi libri e ho cominciato a informarmi su tutti gli aspetti del tumore e soprattutto su come affrontare la chemioterapia e su cosa io avrei potuto fare. Non volevo subire passivamente ma essere parte attiva per aumentarne l’efficacia e contrastare gli inevitabili effetti collaterali. Quindi mi sono documentata riguardo agli effetti tossici che potevano manifestarsi a livello cutaneo e a come avrei potuto intervenire per curarli. La pelle si desquama, si rovinano le unghie, cadono i capelli, le sopracciglia e le ciglia, ma ho scoperto che ci sono tanti rimedi utili a contrastare tali effetti. Possono anche manifestarsi diversi tipi di allergie, quindi è indispensabile l’utilizzo di prodotti naturali e possibilmente biologici. Ho iniziato a contattare delle aziende e a studiare i loro prodotti, leggendo gli ingredienti, e analizzandoli nel singolo dettaglio. Ho scoperto in Italia laboratori artigianali che producono piccoli lotti di prodotti di altissima qualità. Creme realizzate a base di latte di asina, o di olio di Argan, e spugne per la detersione profonda del viso provenienti dallo splendido mare della Sicilia.

Ho cominciato a condividere questa mia esperienza con mia cognata Valentina che vive a Shangai. È stata proprio lei che mi ha prima consigliato di condividere queste mie ricerche ed esperienze dirette con gli altri malati, e poi mi ha supportato nel mettere in atto questo progetto. Lei è stata la mente che ha creato il tutto.

Valentina, laureata in scienze linguistiche per le relazioni internazionali, con specializzazione in social media marketing, ha creato la community e mi spronava a scrivere. Era un momento difficile in cui io non riuscivo a fare nulla, perché c’è una prima fase, dopo la diagnosi, in cui si è completamente pietrificati.

Arriva il giorno dell’intervento, ci sono poi complicazioni post-operatorie che mi costringono a un ricovero di un mese e mezzo. Inizio il primo ciclo di chemioterapia. Devastante, la chemio rossa, la più aggressiva! In quella fase non riuscivo né a scrivere, né a espormi attraverso le foto, e così lo fece lei. Valentina era la mia mano, io le inviavo i messaggi e lei pensava a tutto. È da quel momento che nacque la community.

La scelta del nome Chemio World (@chemio_world) è dovuta alla volontà di riunire tutte le ragazze, le donne e i care giver che affrontano la tematica della chemioterapia.

 

Le storie che riempiono la community sono ricche di emozioni e di sentimenti, quali quelli che ti hanno investita dopo la diagnosi di tumore al seno?

Ero in vacanza a Viareggio, quando ho prenotato una ecografia di controllo perché da una decina di giorni sentivo un piccolo nodulo al seno. Mentre ero sdraiata sul lettino a fare l’esame ecografico, il medico si è alzato ed è andato a chiamare un senologo in ospedale. Al suo ritorno mi consiglia una visita di approfondimento all’ospedale della Versilia. In quel momento ho capito che c’era qualcosa che non andava. Lì mi consigliano di fare un ago aspirato per il prelievo di alcune cellule da sottoporre all’esame citologico e comprendere la natura dell’alterazione mammaria.

Decido, così, di andare immediatamente a Milano e vengo visitata da un medico freddo e sprezzante che mi disse che lui doveva partire per le vacanze e se volevo togliere la massa estranea, in quel momento non avevamo ancora la certezza che fosse un tumore, avrei dovuto affrontare subito un intervento privatamente. Altrimenti sarei stata messa in lista di attesa per settembre. Il destino volle che il giorno dopo fossi visitata da un chirurgo senologo meraviglioso, di un’umanità incredibile, il dott. Alberto Testori dell’Humanitas. Il giorno stesso, il 29 luglio, feci l’ago aspirato, l’ecografia e la mammografia. Tornai dai miei bambini in Versilia; dopo cinque giorni feci una PET per escludere che ci fossero metastasi in giro. La bella notizia fu che non si evidenziarono metastasi, e la brutta che la massa tumorale era di ben 5,2 cm e avrebbe richiesto una mastectomia totale.

Tornata al mare, pensavo che non ce l’avrei fatta e che sarei morta, on-line si trovano racconti di donne che non ce l’hanno fatta, che dopo due anni vanno in metastasi, e il rischio di avere recidive è alto. Continuavo a piangere e a stringere forte i miei figli, guardavo i bambini e pensavo che il tempo a disposizione sarebbe stato poco e non li avrei visti crescere. Questi timori li ho ancora, però adesso ho imparato a gestirli, a tenerli a freno.

Fui investita da un sentimento di rabbia: cavolo con tutto il bene che ho fatto, sono una brava persona, mi impegno nelle cose e aiuto sempre tutti, proprio a me! Però credo che queste cose le pensino tutte. Ho imparato a gestire gli impulsi emotivi, grazie a questa tremenda disgrazia sono cambiata e ho imparato ad apprezzare di più la vita.

E poi la paura. La paura di morire, la paura delle terapie e di tutti i farmaci che comportano, la paura di non riuscire più a guardarmi allo specchio, la paura di toccarmi il seno che non c’è più e di toccare la cicatrice. Mi hanno messo una protesi, la gente pensa che la mastectomia sia come rifarsi il seno, invece è completamente diverso non c’è nessun paragone. Ti tolgono tutto, tolgono tutta la ghiandola, quando tocchi senti il silicone, con le sue pieghe, il seno è freddo, asettico, immobile.

Ho scritto le emozioni che ho provato, la community è stato un modo di liberarmi, e poi ho visto che tutte le donne hanno condiviso le stesse sensazioni, la malattia ci lega tutte con un comune denominatore.

 

La community cresce e sembra proprio che sia intenzionata a gettare le basi per un futuro lungo e rigoglioso. Da pochi mesi si è unita Virginia, aspirante notaio, export manager, con all’attivo 3 start up.

Sono approdata in Chemio World grazie a Valentina, che ho conosciuto durante la mia ultima esperienza di lavoro. Appena Valentina mi ha raccontato il progetto non ho potuto che propormi e caldeggiare la possibilità di partecipare. Abbiamo unito l’utile al dilettevole, nel senso che io ho portato il mio know-how per la creazione di una startup e dall’altra parte ho trovato un progetto bellissimo di grandissima umanità, e due persone meravigliose. Un progetto che sento mio anche se è stato partorito da Monica e Valentina.

Attraverso i canali Facebook e soprattutto Instagram (@chemio_world), la community continuerà a veicolare messaggi e a offrire supporto a tutte le donne che affrontano i traumi e gli effetti della malattia, ma siamo certi che nel breve periodo ci saranno delle sorprendenti novità.

“La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne…solo adorate!”. È una citazione di Oscar Wilde e resta sempre attuale.

Stefano Rovelli

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L’OSTEOPATIA ANCHE NEI NEONATI

L’OSTEOPATIA ANCHE NEI NEONATI

La pratica medica nel corso della storia ha saputo raccogliere le esperienze e farne sintesi dando così vita a nuove metodiche applicative. L’osteopatia è una di esse e nell’ultimo decennio sta assumendo un ruolo sempre più importante anche nel nostro paese. Nasce negli Stati Uniti dalla pratica medica del dott. Andrew Taylor Still che nel 1874 ne scrive i prìncipi base e nel 1892 inaugura la prima scuola di osteopatia al mondo. Nei primi anni del novecento sbarca in Europa, in particolare in Inghilterra e in Francia, dove da tempo è ben affermata.

L’osteopatia ha il suo principio cardine nel contatto manuale con il paziente, e attraverso di esso riesce a effettuare sia la valutazione che il trattamento.

A Cassina de Pecchi, un piccolo e grazioso paese a nord est di Milano, incontriamo Marco Zignani (fisioterapista e osteopata) e Alessia Cremaschi (massaggiatrice MCB e tecnica Pancafit) che hanno fatto della terapia manuale la loro missione di vita e in particolare hanno deciso di applicare tale disciplina ai neonati. Da un paio di anni, hanno aperto il loro studio professionale (Studio Healthy) dove quotidianamente si dedicano alla cura dei piccoli pazienti.

L’osteopatia ha un approccio diverso dalla medicina tradizionale, la massima attenzione viene posta sulla persona e non sulla malattia. Spesso il dolore è il sintomo di un malessere che trova origine in aree o organi che sono lontani dalla zona dolorante. L’osteopata si dedica con estrema attenzione a rilevare tutti quei piccoli campanelli di allarme che il nostro corpo fa squillare e che evidenziano una alterazione funzionale dello stesso.

È indicata a tutte le fasce di età e viene applicata con scopi curativi e soprattutto preventivi. I casi per i quali ci si può rivolgere dall’osteopata sono molteplici. Si può intervenire sul sistema muscolo scheletrico per le lombalgie, cervicalgia e dorsalgie, ma anche per le periartriti e tendiniti. Si ottengono ottimi risultati anche sul sistema neurologico, come la sciatalgia, le cefalee e le vertigini. Il concetto di riequilibrio vitale che sta alla base dell’osteopatia permette di intervenire su patologie neurovegetative che spesso non trovano risposta dai trattamenti tradizionali. Patologie quali fibromialgia, turbe del sonno, colon irritabile e disordini funzionali delle vie digestive, sono casi che vengono affrontati quotidianamente dall’osteopata.

 

 

Perché dopo gli studi di fisioterapia hai sentito il bisogno di fare osteopatia?

In realtà l’osteopatia è stato proprio il mio primo amore. Da ragazzo, all’età di 14 anni, accusavo i classici dolori dovuti alla crescita: dolori alle ginocchia e alla schiena. I miei genitori mi portarono dall’osteopata, che ricordo ancora oggi con molto piacere: si chiama Iginio Furlan, e ha aiutato moltissimo per i dolori, ma soprattutto mi ha incuriosito la sua figura. E quindi, mentre mi trattava lo riempivo di domande; e così, mentre sul lettino guardavo il soffitto, decisi che sarebbe stato il mio lavoro. Terminate le superiori, quando arrivò il momento di scegliere cosa fare all’università, immediatamente mi informai per intraprendere gli studi di osteopatia. All’epoca non era ancora un profilo ben delineato e non era riconosciuta come disciplina sanitaria, in realtà non lo è pienamente tutt’ora. Quindi decisi di fare fisioterapia, in modo da avere un profilo sanitario ed essere tutelato nell’esercitare la mia professione, con l’idea di approdare successivamente all’ osteopatia. Devo dire che la fisioterapia da allora, cioè dal 2012, quando terminai il percorso di studi, ha fatto decisamente dei passi da gigante. Al tempo c’erano tantissime domande alle quali io non trovavo una risposta nel solo approccio fisioterapico, l’osteopatia invece mi proponeva delle interpretazioni che mi sembravano convincenti e quindi, a maggior ragione, decisi di intraprendere questo percorso.

 

In questi anni di attività quale caso ricordi con soddisfazione per i risultati ottenuti?

Riguarda un paziente con ATM (articolazione temporo-mandibolare) bloccata, il paziente accusava fortissimi dolori. L’ATM è una articolazione difficile raggiungere e da manipolare in maniera diretta e, anche se fosse possibile, quando è in fase acuta è praticamente intrattabile. Con questo paziente abbiamo guadagnato, nell’arco di una seduta, una apertura non dolorosa della bocca senza toccare l’ATM, ma trattando l’osso sacro, la colonna lombare, il diaframma, il mediastino e le fasce del collo.

L’osteopatia riesce a stupirmi ogni volta. È l’approccio olistico, cioè il fatto di lavorare lontano dalla sede del sintomo e di ottenere comunque un risultato tangibile e anche immediato. Succede quando si risolve una lombalgia trattando una caviglia, ogni volta che si risolve un problema di spalla trattando la colonna vertebrale, una cefalea trattando un problema del diaframma e del mediastino.

 

Parliamo dei piccoli pazienti che quotidianamente entrano nel vostro studio medico.

Cosa è l’osteopatia neonatale?

È esattamente ciò che è per l’adulto. Una terapia prettamente manuale con un approccio olistico, quindi che guarda a tutta la persona e non solo al sintomo, che punta a mettere il neonato nella migliore condizione di salute possibile in modo che possa intraprendere, autonomamente, processi di auto-guarigione.

La differenza, a mio parere, con l’osteopatia nell’adulto sta nella prospettiva.

Proviamo a visualizzarla con il teatro delle Ombre cinesi, dove l’artista dietro un telo bianco e davanti a una potente fonte di luce, proietta l’ombra delle sue mani, disegnando animali o personaggi fantastici. Più mi avvicino alla fonte di luce e più saranno grandi i miei personaggi.

Con il bambino si lavora molto vicino all’origine del problema, siamo all’inizio della vita e siamo molto vicini al vero significato del termine salute. E quindi facendo molto poco riesco a ottenere veramente tanto. Così come il nostro artista, nel teatro delle ombre cinesi, portando la mano vicino alla fonte della luce ottiene delle ombre molto grandi. Trattando un bambino si ottiene tanto non solo nell’immediato, come nel risolvere la plagiocefalia, il reflusso, la colichetta o l’otite, ma proprio in prospettiva, in termini di prevenzione di problemi futuri più grandi.

Nell’adulto il problema c’è, esiste e puoi aiutarlo solo a trovare il migliore adattamento possibile e quindi a conviverci. Tornando alla nostra similitudine con il teatro delle ombre cinesi, in questo caso il nostro artista sta lavorando lontano dalla fonte di luce e per quanto possa sforzarsi è difficile ottenere delle grandi ombre.

 

Quando è utile sottoporre i piccoli pazienti al trattamento osteopatico? E soprattutto come fa una mamma a capire se il proprio bimbo ha bisogno dell’osteopata?

In linea generale 9 mamme su 10 arrivano da me indirizzate dai pediatri, perché nei bilanci di salute, cioè quelle visite che le mamme fanno fare ai neonati periodicamente a prescindere dal fatto che vi sia un problema o meno, il pediatra riesce ad intercettare quelle problematiche per cui può essere utile il nostro intervento. E generalmente le grandi categorie sono: plagiocefalia, torcicollo miogeno, otiti ricorrenti, colichette e reflusso. Io ai genitori dico sempre che devono chiamarmi quando notano delle importanti asimmetrie nel loro bambino. Tiene sempre la testa ruotata da un lato, tiene sempre la colonna inclinata da un lato, tiene sempre, o comunque nella stragrande maggioranza dei casi, un braccino più flesso e l’altro steso e idem con le gambe, da seduto pende sempre dallo stesso lato, gattonando fa sempre un movimento asimmetrico. In questi casi un’occhiata dall’osteopata non guasta e spesso possiamo aiutare veramente tanto. Sottolineo molto il concetto di sempre dallo stesso lato perché a volte i genitori sono veramente iper-attenti e tendono ad allarmarsi per cose che non lo meritano.

Stefano Rovelli

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