“Sono curioso di vedere come gestirò le emozioni per il mio ultimo Wimbledon contro un fenomeno… La cosa più importante è il sapersi divertire…”, aveva detto il campione di tennis Fabio Fognini, sul Campo Centrale di Wimbledon contro Carlos Alcaraz, numero 2 al mondo.
E pare averle controllate benissimo le emozioni, oltre ad essersi divertito e aver fatto divertire. Il primo set va ad Alcaraz. Ma il 38 enne italiano non ci sta. Lotta, si accende, tira fuori colpi da museo del tennis, e si prende il secondo con autorità. Nel terzo non molla un centimetro e cede solo nel finale. Ma nel quarto, gioca il miglior set dell’incontro: 6-2, travolgente, lucido, dominante.
E poi arriva il quinto. Quello decisivo. Quello crudele. Quello che gli nega il trionfo ma non la gloria. Perché anche se il punteggio finale dice “vince Alcaraz”. La standing ovation è tutta per Fabio Fognini.
Una delle poche occasioni nello sport in cui a rubare la scena è stato lo sconfitto e non il vincitore. Gli applausi sono tutti per Fognini che ha sfoderato una partita meravigliosa e ha costretto Alcaraz agli straordinari.
Ha sfiorato il miracolo sotto il sole cocente di Wimbledon contro Carlos Alcaraz, 22 anni. Ha giocato contro il tempo, contro la logica, contro ogni pronostico. Ha fatto vacillare una delle colonne del tennis attuale e ha dimostrato a tutti cosa vuol dire giocare con l’anima. Un atto di coraggio che solo un genio irregolare come lui poteva concepire.
Uno spettacolo eccezionale che forse nessuno si sarebbe aspettato. Si può vincere, oppure si può fare molto di più: sbalordire. Il campione ligure ha sbalordito il pubblico, l’avversario incredulo, la moglie e i suoi figli che lo guardavano commossi dalla tribuna.
Purtroppo però Fognini lascia il tennis. “È stato un viaggio lunghissimo, e vorrei essere ricordato come il ragazzo che ci metteva tanta passione, e amava, e ogni tanto odiava questo sport. È stato tutto bello…”, aveva detto.
Poi in conferenza stampa a Wimbledon la notizia ufficiale il 9 luglio. “… Ho fatto questo lavoro per 20 anni e non so fare altro, ma non potevo chiedere un’uscita migliore perché stavo competendo male, c’erano infortunio e non i risultati. Non volevo arrivare a dire basta quando il mio corpo non ne poteva più. Con Alcaraz è stata una sconfitta/vittoria, come mai l’ho provato in carriera: il saluto di Carlos e come sono uscito valgono più di qualsiasi torneo vinto…”.
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