Impegno, consapevolezza, speranza, emozione. 4 parole per descrivere l’atmosfera presso l’Ambasciata di Svizzera di Roma il 29 maggio 2025. Il tema? Cinema e Diritti Umani.

“In un momento storico delicato per quanto concerne la pace e la libertà di espressione si è voluto dedicare una serata al cinema e ai Diritti Umani”, afferma Roberto Balzaretti, Ambasciatore di Svizzera in Italia che esordisce citando l’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani:
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, riceve e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

“L’articolo ci ricorda che la libertà di espressione è fondamento di ogni società democratica. Una forza vitale che alimenta dialogo, confronto, la creatività e la crescita collettiva. E il cinema incarna perfettamente questo diritto – afferma l’Ambasciatore –. È arte che attraverso i confini racconta la storia (a volte storie scomode), che dà voce a chi a volte è invisibile e stimola la riflessione e critica. Uno strumento potente per promuovere i diritti umani. Attraverso le storie, le immagini, le testimonianze, può sensibilizzare, informare, smuovere le coscienze”.

foto di Nino Carè

Per la prima volta sono stati proiettati insieme gli estratti dei 4 film vincitori del Premio per la Pace: EN CAMINO di Isabella Cortese, ÇERX di Metîn EWR, STAI FERMO LÌ di Clementina Speranza e SHALOM – SALAAM – PEACE di Alexia Tsouni.

Il Premio per la Pace è nato nel 2021 e viene rilasciato dall’Ambasciata Svizzera in Italia, all’interno del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, all’autore del film che meglio interpretata il valore della Pace.

“I 4 film che hanno vinto il nostro premio parlano di temi diversi: libertà di espressione e protezione delle minoranze, rispetto dei diritti delle donne e dei diritti umani per la promozione della pace specialmente nella prevenzione dei confini – spiega l’Ambasciatore –. I film premiati raccontano storie di disuguaglianze, di discriminazioni, di violenze, di impunità, di mancanza di diritti fondamentali. Sono onorato di poter celebrare il talento dei registi, degli autori e di rendere omaggio a chi attraverso l’arte stimola il dibattito pubblico. Loro sanno che la comunicazione attraverso le immagini crea un ponte tra lingue e culture diverse, sanno che abbattono barriere, promuovono empatia e solidarietà. Pertanto meritano il nostro rispetto e il nostro sostegno”.

Cuore pulsante della serata è stata la proiezione di estratti del documentario Stai fermo lì di Clementina Speranza. Un’opera potente, capace di catturare attenzione ed emozione, raccontando la storia vera di Babak Monazzami, artista persiano costretto a fuggire dal proprio Paese a causa della repressione del regime. Attraverso immagini evocative e testimonianze profonde, il film ripercorre la sua vita: dall’infanzia segnata dalla guerra Iran-Iraq, all’esilio in Italia (a Milano), fino alle difficoltà vissute come rifugiato in Europa, in Germania. In alcuni degli estratti proiettati all’Ambasciata si alternano foto in cui un giovanissimo Babak da poco arrivato a Milano faceva anche il modello per mantenersi gli studi e lo si vede accanto a Giusy Ferreri nel video musicale Stai fermo lì del 2009. Nel documentario di Clementina Speranza, infatti, dopo molti anni si svela quindi l’identità del volto misterioso dal fascino medio orientale. “Come avete visto Babak era bellissimo ed è stato distrutto fuori e dentro. Era forte, fortissimo. Ma oggi è stanco, ha lottato tutta la vita per la sua libertà, ogni giorno lotta con i demoni che riemergono nei sui ricordi e convive con il desiderio enorme di rivedere le sue montagne e tornare nella sua terra”, ha affermato Clementina Speranza, che con grande sensibilità e rigore narrativo, ha saputo dare voce a una vicenda di coraggio e resilienza, restituendo dignità a chi lotta ogni giorno per la libertà e per i diritti umani. La regista, infatti, ha parlato anche dei pregiudizi e degli stereotipi verso i rifugiati politici. “Dante Alighieri, Niccolò Machiavelli, Victor Hugo, Albert Einstein, Sigmund Freud, Frederyk Chopin, Richard Wagner, Marlene Dietrich, Freddie Mercury (anche lui iraniano) erano personaggi che si sono distinti nell’arte e nella scienza. Sono stati tutti costretti a lasciare la propria terra per sfuggire a persecuzioni, per lo più politiche e razziali. Sono rifugiati politici, ma lo stereotipo di rifugiato politico nell’immaginario collettivo, purtroppo per ignoranza, è diverso. In tanti pensano che “rifugiato” sia sinonimo di clandestino, e che i clandestini siano tutti privi di competenze e miseri. Il diritto alla dignità viene violato quando si è giudicati in base a pregiudizi e si è discriminati. Il film vuole anche smentire lo stereotipo: Babak è colto, parla 6 lingue, è un artista e ama indossare la giacca. Anche il pregiudizio è violazione dei diritti umani”, ha affermato Clementina Speranza.

La proiezione di alcuni estratti del documentario ha rappresentato molto più di una semplice visione: è stato un invito a riflettere, un riconoscimento del valore di raccontare storie come quella di Babak, indispensabili per sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti umani. Un momento di intensa commozione, che ha lasciato nel cuore un segno profondo. La sua regia ha permesso al pubblico di entrare in profonda empatia con Babak, condividendone il dolore, la determinazione e la speranza. Babak è un esempio positivo e il film è un esempio di come alla fine vince il bene.

Il talk è stato moderato dall’Ambasciatore Balzaretti e hanno preso parte Maurizio Del Bufalo Direttore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e la regista-giornalista Clementina Speranza, vincitrice del Premio per la Pace 2023. Ed è poi intervenuto Babak Monazzami, presente in sala.

I Diritti Umani rappresentano un valore cardinale per la Svizzera e sono parte integrante della nostra tradizione, della nostra storia e della nostra politica estera. Assegnando questo premio, l’Ambasciata di Svizzera ha voluto mettere in evidenza la necessità del rispetto dei diritti umani per ottenere una pace durevole in qualsiasi caso, soprattutto alla luce della situazione attuale nel mondo.

II film “Stai fermo lì” si è distinto per la capacità di raccontare, attraverso la storia di Babak Monazzami, le conseguenze della guerra e della violazione dei diritti fondamentali, offrendo una testimonianza di coraggio e resilienza.

L’Ambasciata di Svizzera ha riconosciuto e apprezzato il coraggio di aver portato all’attenzione del pubblico questa storia, evitando l’importanza di non dimenticare i destini individuali segnali dalla violenza e dalla negazione dei Diritti Umani.

Questa la motivazione del Premio a Stai Fermo lì.

“Ringrazio ancora l’Ambasciata Svizzera in Italia per il riconoscimento e desidero sottolineare che nella motivazione del premio c’è il nome di Babak ed è il suo racconto ad aver vinto, la sua incredibile storia, la sua resilienza, la sua forza di rialzarsi, i suoi messaggi di pace e di speranza. Ringrazio anche Nino Carè, uno dei montatori che oggi è qui presente in sala”, dice Clementina Speranza.

“I rifugiati non hanno soltanto la preoccupazione di trovare una casa e di salvare la propria vita una volta arrivati nel Paese che li accoglie –  afferma Maurizio del Bufalo, direttore del Festival – , ma c’è un problema che viene denunciato attraverso i film da tantissimi autori: nonostante gli venga offerto un tetto, del cibo, queste persone hanno bisogno di esprimersi, continuare a fare il loro lavoro, ma tutto questo viene spesso impedito dai regolamenti dell’ospitalità di grandi Paesi come la Germania, la Danimarca, l’Olanda…

Ci arrivano film che sono denunce di queste persone e ci dicono ‘noi non riusciamo a stare fermi’, e anche il messaggio del film ‘Stai fermo lì’ è questo: devi stare fermo, non devi disturbare, ti diamo già da vivere. Un modo molto triste di affrontare il problema dell’ospitalità”.

In sala: l’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia Esteban Assar Moscoso Bohman, parlamentari, avvocati, giornalisti e volti noti del cinema italiano: le attrici Livia Bonifazi e Isabel Russinova, quest’ultima con il marito regista Rodolfo Martinelli Carraresi, Alina Trabattoni direttrice artistica del Festival Atena Nike e Alexia Tsouni, regista del film SHALOM –  SALAAM – PEACE, Babak Monazzami protagonista di STAI FERMO LÌ,  Piero Pacchiarotti direttore dell’international Tour Film Festival (ITFF) grazie al quale il documentario di Clementina Speranza è stato proiettato anche al Museo di Arte Moderna di Ulsan con sottotitoli in coreano.

I temi affrontati sono delicati e profondamente toccanti. L’evento in Ambasciata è stato occasione di profonda riflessione sul ruolo che ciascuno di noi, e ogni nazione, può assumere nella costruzione di un mondo più giusto e pacifico. Un potente promemoria dell’urgenza di agire insieme, di collaborare per affrontare le sfide globali e promuovere la pace.

Cristiano Gassani

RIPRODUZIONE RISERVATA

Clicca sul link e guarda il video:

https://www.instagram.com/reel/DKZJOHgteTF/?igsh=M3U0MXN3ajgweWl2