L’endometriosi è una patologia che interessa circa 3 milioni di donne soltanto in Italia, l’OMS stima che colpisca circa il 10% (190 milioni) delle donne in età fertile nel mondo. È una malattia cronica, infiammatoria e invalidante dovuta alla presenza di endometrio (la mucosa che ricopre internamente l’utero) al di fuori della cavità uterina: sul peritoneo e sulla superficie degli organi pelvici, raramente su fegato, diaframma, pleura e polmone. Durante il normale ciclo mestruale, questo tessuto reagisce agli sbalzi ormonali e sanguina. Tuttavia, non potendo defluire all’esterno del corpo, il sangue si accumula provocando una forte infiammazione cronica, la formazione di tessuto cicatriziale, aderenze pelviche e cisti (endometriomi).
Sintomi e ritardo diagnostico
L’endometriosi ha un impatto notevole sulla qualità di vita delle donne che ne sono affette, sia in termini fisici che psicologici e sociali. La variabilità dei sintomi, spesso debilitanti, comprende:
sub-fertilità o infertilità: la riduzione della fertilità e i conseguenti problemi di concepimento sono la principale complicanza,
dolore pelvico cronico: forte dismenorrea e dolore tra una mestruazione e l’altra,
dispareunia: dolore acuto o profondo durante o dopo i rapporti sessuali,
sintomi gastrointestinali e urinari: dolore durante la minzione e l’evacuazione delle feci, spesso accompagnati da diarrea, stitichezza e gonfiore addominale, che tendono a peggiorare durante le mestruazioni,
perdite anomale: possono verificarsi mestruazioni particolarmente abbondanti o sanguinamenti tra un ciclo e l’altro.
I sintomi fisici possono avere un impatto sistemico e psicologico: l’infiammazione costante e il dolore causano spesso astenia e stanchezza persistente, oltre a disturbi dell’umore come ansia, depressione e stress. Si stima che, nel corso di un anno, i sintomi associati all’endometriosi riducano la qualità della vita (QoL) delle donne che ne soffrono del 19%, rispetto alle persone con normali condizioni di salute. L’endometriosi ha anche un impatto economico e sociale: a livello europeo si stima un costo totale medio (diretto ed indiretto) per paziente di circa 9.872 euro all’anno, di cui circa il 75% è attribuibile alla perdita di produttività lavorativa e all’assenteismo.
Anche a causa della variabilità dei sintomi, la diagnosi dell’endometriosi può essere molto complessa e, spesso, ritardata di anni. Secondo un sondaggio condotto su 758 donne con endometriosi confermata chirurgicamente e auto-riferita, il 75,2% ha ricevuto una diagnosi errata. Di queste, il 95,1% ha ricevuto una diagnosi legata a problemi fisici e il 49,5% una diagnosi legata a problemi di salute mentale.
“A complicare il quadro subentra una frequente normalizzazione o negazione del dolore talvolta da parte della società, talvolta per barriere culturali o per una mancata diagnosi medica tempestiva, la quale genera senso di frustrazione, ansia e isolamento. Questo fenomeno contribuisce a un ritardo diagnostico ancora notevole, che in molti casi oscilla tra i 7 e i 10 anni dall’insorgenza dei primi sintomi”, spiega Massimo Candiani, Professore ordinario di Medicina e Chirurgia, Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, Primario dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, Vicepresidente AENDO, Associazione Italiana Dolore Pelvico ed Endometriosi.
Nel corso del recente incontro svoltosi a Milano martedì 22 settembre e moderato da Diego Freri, cui hanno preso parte il Prof. Massimo Candiani; il Prof. Stefano Uccella, Professore ordinario di Ginecologia e ostetricia, Università degli Studi di Verona, Primario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Ospedale di Verona, e la Dott.ssa Elisa Piva, Associate Medical Director, Theramex Italia, gli esperti hanno sottolineato l’importanza della diagnosi precoce, dell’ascolto delle esigenze della paziente e della realizzazione di reti territoriali (la Regione Lombardia sta sviluppando centri Hub e Spoke per la gestione a diversi livelli dell’assistito) per razionalizzare l’iter terapeutico e multidisciplinare. Si è anche evidenziato il valore dell’aderenza terapeutica e delle risposte che l’innovazione farmaceutica offre oggi ai bisogni ancora insoddisfatti delle pazienti.
La novità terapeutica e la rimborsabilità SSN
Per rispondere a questa complessa esigenza di salute, oggi la ricerca scientifica propone una soluzione terapeutica orale di nuova generazione: linzagolix colina. Il farmaco agisce come antagonista selettivo del recettore del GnRH, bloccando l’asse ormonale responsabile della proliferazione delle lesioni e riducendo in modo significativo sia il dolore sia l’infiammazione.
“La flessibilità terapeutica offerta da linzagolix colina rappresenta un cambio di paradigma: permettendoci di personalizzare il trattamento in base alle necessità della singola paziente, favorisce una maggiore aderenza terapeutica e ci consente di ridurre significativamente il ricorso all’intervento chirurgico. Diminuire il ricorso alla chirurgia significa evitare interventi inutili o potenzialmente dannosi e concentrarsi solo sulle donne che hanno veramente bisogno di un’operazione eseguita con qualità e in centri di riferimento. Lo scopo ultimo di un approccio farmacologico personalizzato è duplice: bloccare la progressione della malattia e attenuare efficacemente la sintomatologia, migliorando concretamente la qualità di vita delle donne”, spiega Uccella.
Già autorizzata per i fibromi uterini dal 2024, la molecola ha ottenuto a maggio 2026 la rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) anche per l’indicazione nell’endometriosi. La possibilità di somministrazione orale, affiancata all’alta aderenza terapeutica e a un profilo di sicurezza ben tollerato a lungo termine senza impatti negativi sulla densità ossea se associata a terapia di supporto, offre una concreta alternativa farmacologica.
“La rimborsabilità di linzagolix colina per l’indicazione in endometriosi segna un ulteriore passo avanti nel nostro impegno per offrire alle donne trattamenti efficaci, mirati e sempre più personalizzati. Il nostro obiettivo è fornire alle pazienti innovazioni terapeutiche basate su solide evidenze scientifiche, soprattutto soluzioni flessibili e quanto più possibile personalizzabili”, spiega la Dott.ssa Elisa Piva, Associate Medical Director di Theramex Italia.
La disponibilità di una cura orale mutuabile e flessibile rappresenta un passaggio rilevante per migliorare l’accesso alle terapie, sostenere la qualità di vita delle pazienti e promuovere una crescente consapevolezza clinica e sociale attorno all’endometriosi.
Stefano Rovelli