Presso la Triennale di Milano è stata presentata la nuova ricerca commissionata dell’Osservatorio Yakult, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 18 e i 65 anni per sesso, età, area geografica. L’indagine è stata svolta da AstraRicerche, istituto italiano indipendente di ricerche di mercato, che fotografa un Paese affaticato, con un forte divario di genere nel carico mentale e fisico. “Abbiamo voluto misurare il benessere reale, quello vissuto nella quotidianità, dentro le case e le teste delle persone. E ciò che emerge è il crescente disequilibrio tra uomini e donne, soprattutto fra le più giovani – afferma Cosimo Finzi, Direttore di AstraRicerche -. Le donne lavorano ‘ufficialmente’ meno ore, ma si fanno carico di gran parte delle responsabilità domestiche e familiari. Questo si traduce in più stress, meno tempo per sé e una percezione di benessere inferiore”. Dall’indagine emerge che il 57% delle donne si ritiene spesso stressata, contro il 44% degli uomini. I numeri ci dicono che Il 44% delle donne è consapevole che il proprio intestino influenza il benessere generale e l’umore. E il 40% di esse ritiene che anche lo stato mentale influenzi direttamente la salute intestinale. Solo il 32% degli italiani si sente ben informato sull’intestino, e appena il 18% conosce il concetto di asse intestino-cervello.
Come spiegato dagli esperti, se imparassimo a interpretare i messaggi di stomaco e intestino, potremmo affrontare e risolvere molti stati infiammatori che colpiscono il corpo. Dopotutto, la pancia lo sa. “La ‘pancia’ è come un secondo cervello, capace di influenzare emozioni, pensieri e persino le nostre decisioni. Il nostro stato emotivo e la nostra salute sono, infatti, strettamente connessi al benessere intestinale – spiega il professor Silvio Danese, direttore di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e professore ordinario di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele -. Intestino e stati d’animo possono inquinarsi reciprocamente. Infatti, gli scambi lungo l’asse intestino-cervello avvengono tramite ormoni, ma in gioco entrano anche il sistema immunitario e il microbiota enterico, il popolo di microrganismi che abita nel profondo delle viscere. In effetti, l’intestino è tappezzato da migliaia di neuroni, le stesse cellule nervose dell’encefalo, che comunicano attraverso gli impulsi elettrici”.
Cervello e intestino: una connessione diretta
L’indice di problemi intestinali è medio/alto per le donne (54%, mentre per gli uomini si attesta al 37%) e il 33% delle intervistate afferma che l’intestino è spesso dolorante (vs 27% degli uomini).
Nel nostro intestino risiedono miliardi di neuroni, organizzati in strutture ad alta densità che controllano le funzioni intestinali e che, attraverso il nervo vago, sono direttamente collegate alla parte caudale del cervello. Il nervo vago agisce proprio come l’autostrada che unisce i due organi.
Nell’intestino ospitiamo anche miliardi di batteri, virus e microrganismi che compongono il microbiota, in attesa dei residui del nostro cibo. Il microbiota convive con le cellule del sistema immunitario che rilasciano le citochine, molecole che mediano lo stato infiammatorio. Si è scoperto che il microbiota è in grado di produrre metaboliti, ovvero scarti della sua attività, che somigliano ai neurotrasmettitori. Ad esempio, il batterio Lactobacillus rilascia come prodotto di scarto il GABA, che agisce da soppressore dell’attività neurale. Altri batteri, invece, rilasciano molecole che sono precursori della serotonina. Questo è il modo in cui il nervo vago fa dialogare l’intestino con il cervello: un meccanismo semplicemente meraviglioso.
Possiamo dunque affermare che il nervo vago rappresenta una delle vie primarie per la modulazione dello stato infiammatorio del corpo. Ha spiegato la dottoressa Michela Matteoli, responsabile del programma di Neuroscienze e professoressa ordinaria di Farmacologia presso l’Istituto Clinico Humanitas, descrive questa connessione come un’autostrada diretta che scambia informazioni tra cervello e intestino.
L’importanza dell’alimentazione
Ora che comprendiamo meglio questo legame, appare evidente perché l’equilibrio del microbiota sia fondamentale per la salute di tutto il corpo. E quanto diventi cruciale la nostra alimentazione, che dovrebbe essere sempre ricca di fibre e frutta. In questo contesto, il cibo diventa il primo alleato del farmaco.
“Negli ultimi anni, varie ricerche hanno ipotizzato che la composizione del microbiota intervenga nello sviluppo dei disturbi neurodegenerativi. Mangiare verdura, frutta, legumi e cereali integrali, come suggerisce la dieta mediterranea, è fondamentale per rifornire di fibre la parte a noi favorevole dei batteri con cui conviviamo”, afferma la dottoressa Michela Matteoli.
In alcune malattie infiammatorie croniche, come il morbo di Crohn o l’esofagite eosinofila, si adottano tecniche di stimolazione elettrica del nervo vago in combinazione con la somministrazione di farmaci, per potenziarne gli effetti terapeutici.
Per avere un corpo sano, bisogna prendersi cura sia del cervello che dell’intestino. Il cervello si mantiene in salute con lo studio, mantenendo viva la curiosità e la voglia di imparare cose nuove; con il sonno, che aiuta a “ripulire” le sinapsi; e con l’attività fisica, che mantiene basso il carico infiammatorio. L’intestino, invece, si prende cura di sé con una corretta alimentazione.

La ricerca è stata presentata in anteprima al Tempo delle Donne, la festa-festival di Corriere della Sera, nel live talk La pancia lo sa a cura della giornalista e saggista scientifica Eliana Liotta e commentata da Cosimo Finzi, Direttore di AstraRicerche, Silvio Danese, Direttore di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva all’IRCCS Ospedale San Raffaele, e Michela Matteoli, Direttrice del programma di Neuroscienze presso l’Istituto Clinico Humanitas e Docente Ordinario di Farmacologia presso Humanitas University. Un’occasione per parlare di poteri, soldi e amori, con la partecipazione di personaggi dello spettacolo, della cultura, della politica, oltre a giornalisti, medici e ricercatori.
Stefano Rovelli