Il vetro di Murano è noto per la sua bellezza, fragilità e preziosità e spesso è paragonato ai poeti come nei versi di Alda Merini: “I poeti sono vasi di Murano, bellissimi da vedere ma delicati nel fiato”. 

Nel X secolo, però, l’isola del vetro soffiato era nota soltanto per essere un importante centro commerciale e una città-porto dove il benessere economico era sostenuto dalle saline, dalla pesca e dai mulini ad acqua. La storia del vetro di Murano, infatti, nasce nel 1291, quando le vetrerie di Venezia si sono trasferite a Murano. Questa decisione è stata presa perché i forni dei laboratori a Venezia erano la causa principale di gravi incendi. Concentrare tutte le vetrerie a Murano è stato anche utile a Venezia per controllare l’attività dei mastri vetrai e per custodire quell’arte che l’aveva resa famosa in tutto il mondo. Così Venezia ha obbligato i mastri vetrai a vivere sull’isola e impedito loro di lasciarla senza un permesso speciale. Nonostante le restrizioni, molti vetrai sono fuggiti, portando con sé un bagaglio importante di esperienza e conoscenza artigianale ed esportando all’estero le loro tecniche.  La crisi più significativa che il vetro di Murano ha affrontato è stata nel XV secolo, quando è iniziata la fabbricazione dei cristalli di Boemia. Una crisi che Venezia ha superato grazie all’impiego del vetro per la creazione di lampadari, ancora oggi tra le opere più note e apprezzate. Durante il XVI secolo, epoca di declino della Serenissima, le raffinate produzioni di Murano sono state ampiamente richieste dalle corti dei nobili del periodo barocco, che apprezzavano particolarmente la varietà dei lattimi: un peculiare vetro bianco latte che, per il suo colore, ben si sposava con la mobilia del tempo. Nel 1900, i maestri vetrai sono riusciti a seguire tendenze e mode artistiche moderne attraverso una lavorazione del vetro perfezionata, ma nel rispetto della tradizione millenaria.

Dal 19 aprile al 22 novembre 2026, la tradizione millenaria della lavorazione del vetro e le opere vetraie dell’isola veneta sono nuovamente i protagonisti della Biennale. La mostra “1948-1958 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia”è, infatti, il terzo capitolo del ciclo dedicato alla presenza del vetro muranese alla Biennale che prende in esame gli anni dal 1948 al 1958 con i lavori delle più importanti vetrerie, tra cui Venini, AVEM, Barovier & Toso, Seguso Vetri d’Arte, Barbini, Archimede Seguso, e di artisti come Vinicio Vianello.

Curata da Marino Barovier, l’esposizione si concentra su un decennio cruciale per Murano e per la rinascita dell’arte vetraria nel contesto della manifestazione veneziana: dal 1948, anno della ripresa delle attività dopo la Seconda guerra mondiale, fino alla fine degli anni Cinquanta.

Ospitate nel Padiglione Venezia, le mostre del vetro di questo decennio documentano la vivace stagione di rinnovamento che ha caratterizzato la produzione muranese, in sincronia con il clima di entusiasmo dovuto al boom economico degli anni cinquanta e dall’affermarsi della cultura del design. In questo periodo hanno contribuito vari artisti che, interessati alla materia vitrea, si sono cimentati in questo settore grazie ad alcune fornaci.

La mostra è accompagnata da un catalogo ideato da Marino Barovier e Carla Sonego, frutto di un’accurata ricerca bibliografica e di una approfondita indagine documentaria nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (ASAC) della Biennale, che illustra con foto d’epoca, disegni e materiale documentario quanto esposto alla Biennale in quel periodo.

Simone Lucci

RIPRODUZIONE RISERVATA