Per la prima volta a Milano una mostra dedicata al genio della videoarte: Bill Viola.  A Palazzo Reale un’accurata selezione delle sue opere, 15 lavori che coprono trent’anni di lavoro.

“Nel susseguirsi delle sue sale è stato creato un itinerario affinché i visitatori si trovino a contemplare i temi profondi della vita che Bill esplora con immagini di luce in movimento –  spiega Kira Perov, moglie dell’artista, curatrice della mostra e direttore esecutivo del Bill Viola Studio –. Accediamo alla mostra attraverso un elegante salone adorno di lampadari. Qui troviamo alcune installazioni della serie Passions, quali The Quintet of the Silent (2000), Catherine’s Room (2001) e The Greeting(1995),  che si ispirano a uno dei massimi periodi dell’arte occidentale, ovvero l’epoca del Rinascimento italiano, espressione di eccezionali capacità pittoriche e in cui la nozione di umanesimo era un tema centrale. Questa sala e la successiva presentano opere, proiezioni e schermi piatti che, grazie allo slow motion, catturano ed estendono le innumerevoli sfumature delle emozioni umane altrimenti impossibili da cogliere in tempo reale.

Nell’ambiente che segue è esposta un’opera nata a Venezia nella piccola chiesa sconsacrata di San Gallo. Ocean Without a Shore (2007) descrive la soglia del momento di transizione, quando la vita diventa la morte. Proseguendo, scopriamo un’installazione scultorea sospesa al soffitto, composta da sette grandi velari di tessuto trasparente attraversati da due proiezioni che ritraggono un uomo e una donna che si incontrano fra i veli come Sé virtuali. Un diluvio improvviso e spaventoso è al centro di The Raft (maggio 2004), visibile nella sala adiacente; l’opera ci ricorda che gli uomini  possono lavorare insieme per sopravvivere a catastrofi naturali o politiche inaspettate. Nello spazio successivo è descritta la coraggiosa lotta di quattro individui stretti nella morsa degli elementi, mentre gradualmente riescono ad accettare la loro inevitabile morte. In una piccola stanza sono esposte due lastre di granito nero su cui è proiettata l’immagine a grandezza naturale di un uomo e una donna anziani che cercano sui loro corpi nudi i segni della morte. Le ultime due opere, che fanno parte della serie Tristan, sono grandi proiezioni raffiguranti l’intensità visiva e sonora della trasfigurazione attraverso il fuoco e l’acqua.

Gli elementi, in particolare quelli del fuoco e dell’acqua, sono spesso utilizzati da Bill per rappresentare il passaggio dalla vita alla morte, oppure da questa vita a quella successiva. Il mondo digitale, un mondo visivo e non materiale, in quanto la sua esistenza dipende da impulsi elettrici, ci ricorda la nostra fragilità e l’impermanenza. Per questo il visitatore ha bisogno di tempo per riflettere, e in tal senso le opere di Bill Viola sono davvero un dono”.

Bill Viola è nato a New York nel 1951 e ha origini italo-americane. “Il nonno paterno era nato a Due Cossani, in provincia di Varese  –  racconta Kira Perov  – . La fascinazione di Bill per il mondo del video risale al 1960, quando fu nominato ‘Capitano della squadra TV’ nella scuola elementare del Queens, a New York, e gli fu assegnato il compito di spostare un televisore su un carrello da un’aula all’altra per le lezioni dei bambini. Rimase affascinato dal bagliore blu del monitor: aveva solo nove anni. All’età di ventitré anni, dopo la laurea, ha lavorato per diciotto mesi a Firenze presso art/tapes/22, uno dei primi centri italiani di produzione di video arte. Il legame di Bill con l’Italia è ben noto e nel corso degli anni sono arrivati diversi inviti per mostre da Roma, Varese, Torino, Firenze e Venezia. Uno dei momenti più salienti della sua carriera è stato quando ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 1995”.

L’esperienza del viaggio, per Viola, è fondamentale nello sviluppo del suo lavoro. Prendendo spunto dalle realtà che incontra nei suoi viaggi in giro per il mondo con la moglie Kira Perov, tra gli anni Settanta e Ottanta, Viola delinea il suo percorso artistico e giunge alla creazione di opere che avvolgono l’osservatore con composizioni e suoni, cercando di rappresentare le infinite possibilità della psiche e dell’animo umano.

La mostra è prodotta e organizzata Arthemisia e Palazzo Reale, e fruibile fino al 25 giugno 2023. È parte di Milano Art Week (11 – 16 aprile 2023), la manifestazione diffusa coordinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, in collaborazione con miart, che mette in rete le principali istituzioni pubbliche e le fondazioni private della città che si occupano di arte moderna e contemporanea, con una programmazione dedicata di mostre e attività. L’evento vede come media partner Urban Vision e come mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale.

La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da Skira, a cura di Valentino Catricalà e Kira Perov, che non si presenta solamente come documentazione della mostra, ma vuole rappresentare un vero e proprio materiale di studio per future generazioni.

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Photo – The Veiling, 1995 – Kira Perov © Bill Viola Studio