Riciclo ed ecosostenibilità sono parole entrate nel vocabolario della moda che si traducono nell’utilizzo di abiti e accessori totalmente green. Grandi firme hanno creato collezioni impiegando materiali biologici e riciclabili. In passerella si possono ammirare outfit che hanno l’obiettivo di ridurre energia e uso di materie prime. La sostenibilità ambientale è un concetto importantissimo anche per Gianni Dalla Mora, titolare dell’azienda calzaturiera WOMSH, nata nel 2014.

“I miei genitori possedevano negozi di scarpe e io ho sempre lavorato in questo settore – racconta Dalla Mora –. Sono un fanatico delle calzature e così ho realizzato sneaker a Impatto Zero® in collaborazione con LifeGate, quindi prodotte con energia derivante da fonti sostenibili. Un progetto a cui ha aderito anche la rockstar Vasco Rossi per la realizzazione del tour ‘Buoni o Cattivi’ nel 2004”. Impatto Zero® è un progetto che calcola, riduce e compensa le emissioni di anidride carbonica (CO2) generate dalla fabbricazione, l’impiego e i consumi dei principali elementi e risorse, la spedizione del prodotto e lo smaltimento a fine vita. “L’idea è nata in seguito alla lettura di un libro di Marco Roveda, presidente di LifeGate – spiega Dalla Mora –. Un romanzo ricco di speranza dove si mostra come fare economia rispettando l’ambiente”.

Per ogni collezione realizzata, l’impresa contribuisce alla creazione di nuove aree boschive in Italia, Costa Rica, Madagascar, Bolivia, Panama e alla salvaguardia delle aree verdi già presenti. Womsh prende parte anche a Foreste in Piedi, un progetto sempre di Lifegate che tutela 560 ettari di foresta amazzonica in Brasile. L’obiettivo finale è di prevenire e combattere deforestazione, incendi, caccia illegale e altri crimini ambientali.

Etica e sostenibilità sono una priorità per Womsh e coinvolgono tutti, dai consumatori ai fornitori. Questo è il motivo per cui il packaging è plastic free, realizzato in cartone riciclato e rivestito da carta Crush: una carta prodotta sostituendo fino al 15% la cellulosa con gli scarti della lavorazione del mais. L’involucro è creato dall’impresa italiana Favini che condivide i valori riguardo all’ambiente e al concetto di economia circolare.

“WOMSH è un’impresa con un livello qualitativo e un design elevato – dichiara Gianni Dalla Mora –. La società ha lo scopo di creare un prodotto che coniughi lo stile italiano e la sostenibilità ambientale”. Le scarpe sono fabbricate totalmente in Italia, a Stra, in provincia di Venezia, nel distretto calzaturiero della Riviera del Brenta. “Per me il Made in Italy è molto importante sia per etica, sia per ambizione personale – precisa con orgoglio –. Made in Italy significa buon gusto, buona capacità manifatturiera e attenzione ai dettagli”.

Le calzature WOMSH originali si identificano tramite un occhiello verde posto sulla tomaia. Sette sono le linee nella collezione donna: Bask, Concept, Kingston, Snik che si distinguono per la silhouette essenziale; poi ci sono Wave, e un modello più chunky, Runny; la nuova arrivata è Futura, ultima proposta della scorsa stagione.

Tutte interpretano le tendenze moda del momento, e il bianco è sempre il filo conduttore e il tratto distintivo. Sei sono, invece, le linee per la collezione maschile. Hector, Kingston e Snik hanno profili minimalisti, mentre Wave e Futura hanno un profilo più importante e over.

“La vera novità è la linea femminile di boots impermeabili adatti per le giornate di pioggia, per uno styling contemporaneo e rock, in pelle Vegan Appleskin – precisa Dalla Mora –. Apple skin è un materiale fatto col 50% di scarti essiccati dalla lavorazione industriale delle mele e col restante 50% di poliuretano. Il nuovo materiale è stato realizzato da FrumatLeather, un’azienda italiana che ha vinto nel 2018 il Premio Technology and Innovation al Green Carpet Fashion Awards”.

La linea Vegan coinvolge anche i modelli Futura, Wave, Runny donna e uomo, e si caratterizza per l’impiego nella tomaia, nei lacci e nelle etichette di un tessuto ricavato dal PET postconsumo, cioè dalle bottiglie di plastica riciclate. Viene, inoltre, sfruttato solo cotone riciclato, meno impattante sul suolo, per le fodere interne e per le shopping bag.

“Il brand si rivolge a ogni uomo, donna, ragazzo che si senta giovane mentalmente e nello spirito – precisa l’imprenditore –. Un target dallo spirito attento, curioso, viaggiatore, urban, istruito; una persona, insomma, che vuole comprare con consapevolezza”. Le scarpe possono essere acquistate sul sito internet o presso alcuni punti vendita.

Le WOMSH nascono come scarpe passaparola: World Of Mouth Shoes significa questo. Il cliente che compra le scarpe sul sito diventa promoter e può diffondere il suo codice invito per far acquistare le sneaker anche ad amici.

Le calzature usurate possono essere riciclate. “L’azienda incoraggia i clienti a restituire le vecchie paia in cambio un buono di 10€ per un acquisto successivo – informa Dalla Mora –. Il recupero viene svolto dall’impresa Esosport, società di Opera, che riutilizza la tomaia delle scarpe per la realizzazione di tappeti per palestre e imbottiture di palloni”. Con la suola si produce invece un agglomerato di gomma usato per pavimenti anti trauma e ad assorbimento d’impatti. Pavimentazioni atossiche e resistenti alla corrosione di oli, acqua e luce, sono utilizzate per i parchi giochi: “I Giardini di Betty”, presenti a Milano, Opera, a Firenze e a Roma. “Un’iniziativa nata in onore di Betty Salvioni Meletiou, moglie del Managing Director di ESO Nicolas Meletiou – chiarisce il dirigente –. Un progetto a cui il titolare di Esosport tiene in modo particolare, in quanto i coniugi,entrambi maratoneti, cercavano una soluzione per riciclare le sneaker consumate dopo le gare”.

L’azienda è nata con l’idea di esportare le calzature all’estero. “Sono state attivate due agenzie nel centro nord Europa, dove vi è maggiore sensibilità per i temi ambientali – spiega l’imprenditore –. Il mercato estero è un po’ la salvezza delle imprese. Lo scopo aziendale è di inserirsi nel mercato a 360°”.

Come afferma Gianni Dalla Mora, “WOMSH non nasce con lo scopo di cambiare il mondo. Il suo fine è migliorarlo e sporcarlo di meno, sperando di sottolineare l’importanza della sostenibilità ambientale e promuovendo la diffusione di sistemi di riduzione di COin tutti gli ambiti lavorativi”.

Simone Lucci

RIPRODUZIONE RISERVATA