“Villa Necchi Campiglio si trova a Milano”.
“Villa Necchi Campiglio era la casa della famiglia Necchi Campiglio”.
“La famiglia era composta da tre persone: Nedda e Gigina, che erano sorelle, e Angelo che era il marito di Gigina”.
“A Gigina, Nedda e Angelo piaceva anche fare tante feste e ospitare tante persone”.
Sono alcune frasi tratte delle guide semplificate per persone con disabilità intellettive disponibili a Villa Necchi Campiglio, a Milano. L’iniziativa si chiama Museo per tutti e rappresenta da anni un modello di accessibilità culturale, in grado di rendere anche i Beni del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) sempre più fruibili per le persone con disabilità intellettive e i caregiver (coloro che si prendono cura gratuitamente e in modo continuativo di un individuo non autosufficiente, malato o disabile, assistendolo nelle attività quotidiane e fornendo supporto fisico, emotivo e organizzativo).

Il termine disabilità intellettiva indica una condizione caratterizzata da limitazioni nel funzionamento sia intellettivo che adattivo negli ambiti concettuali, sociali e pratici. La persona con disabilità intellettiva può avere difficoltà nel ragionamento, nella risoluzione di problemi, negli apprendimenti scolastici e non, nel pensiero astratto, nel progettare. Ha inoltre difficoltà di adattamento al contesto con limitazioni in una o più delle abilità necessarie alla vita quotidiana, come ad esempio relazionare e comunicare con gli altri, la comprensione delle regole sociali, prendersi cura di sé e dell’ambiente, l’utilizzo dei soldi o la gestione del tempo.
“Quando parliamo di disabilità intellettiva ci riferiamo a una condizione che riguarda la capacità di comprendere informazioni complesse, orientarsi in contesti nuovi, comunicare bisogni ed emozioni”, chiarisce Carlo Riva direttore dei servizi di L’abilità onlus e ideatore di Museo per tutti. Ad oggi sono oltre 45 luoghi d’arte, beni d’interesse storico-culturale e naturalistici resi accessibili grazie a Museo per tutti.
Il percorso di accessibilità e inclusione è in costante evoluzione e dal 2016 a oggi sono 16 i Beni della Fondazione forniti di guide con informazioni facili da leggere che spiegano dove sei e cosa vedrai: “Il FAI ha oltre 70 beni e abbiamo formato 90 colleghi a un linguaggio adatto e per poter accogliere nel modo migliore le persone con disabilità intellettiva – precisa Laura Suzzani, architetta –. Nel 2026, l’obiettivo è di fornire le guide facilitate in tutti i siti della fondazione. Nessuno deve sentirsi escluso, tutti devono sentirsi sempre a loro agio, come a casa”. Negli anni, l’iniziativa ha coinvolto sempre più Beni del FAI in tutta Italia, e per ognuno di essi è oggi possibile scaricare dal sito www.benefaipertutti.it apposite guide in linguaggio semplificato adatte ad adulti, a bambini e a ragazzi, costantemente aggiornate grazie a un importante lavoro guidato dall’équipe di Museo per tutti di L’abilità onlus insieme al personale del FAI. Si tratta di testi redatti in linguaggio Easy to read e in simboli della CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) di ARASAAC (Centro Aragonese di Comunicazione Aumentativa e Alternativa) arricchiti con fotografie, illustrazioni e mappe, che rendono la visita un’esperienza piacevole e che permettono agli ospiti di familiarizzare con i luoghi e apprenderne la storia, le caratteristiche e le curiosità in modo coinvolgente, grazie a strumenti studiati per ridurre lo stress e le difficoltà di comprensione.
“Sono 70 le persone coinvolte nel progetto Museo per tutti: tecnici, architetti, marketing, storici dell’arte – dichiara Davide Usai, Direttore Generale FAI –. La collaborazione con Viatris (azienda che opera nell’ambito della salute) si è sempre più consolidata per i vari progetti. Quello che noi realizziamo con loro è quanto dovrebbe fare lo stato, copriamo una serie di servizi che altrimenti non sarebbero protetti”.
Da 4 anni Viatris supporta Museo per tutti. “Non siamo solo sponsor, ma parte attiva del progetto – dichiara Fabio Torriglia, Country Manager di Viatris Italia –. In Viatris, l’accesso è fondamentale per la nostra mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase. Prende il via dalla nostra capacità di offrire in modo sostenibile farmaci di alta qualità alle persone, indipendentemente dal luogo o dal contesto di riferimento. Ma il nostro impegno per l’accesso va oltre: diamo il nostro contributo alla creazione di comunità sane e inclusive, dove tutti hanno accesso alle stesse opportunità”.
La Fondazione porta avanti questo progetto in linea con l’articolo 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, e in collaborazione con enti e associazioni del territorio, con l’obiettivo di ridurre le barriere sensoriali, cognitive e di costruire esperienze più inclusive.
In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità sono stati presentati i risultati di un’indagine condotta da IQVIA (azienda che raccoglie dati di mercato sanitari e li analizza) che esplora le modalità di fruizione del patrimonio culturale in Italia e il suo livello di accessibilità. Il sondaggio ha coinvolto circa 1.200 persone tra popolazione generale, caregiver e professionisti che assistono persone con disabilità intellettive.
“Per la ricerca siamo partiti dal tema ‘cos’è la disabilità intellettiva?’, ‘Quanto contribuisce nel benessere personale poter fruire del patrimonio artistico-culturale e quanto è accessibile?’ – spiega Isabella Cecchini, responsabile comunicazione di IQVIA –. In Italia ci sono tanti musei, palazzi e un’offerta notevole di patrimonio, ma i limiti di accesso e di fruibilità sono tanti”. L’indagine rivela che secondo caregiver e operatori l’accesso alla cultura è fondamentale per la crescita delle persone con disabilità intellettive, ma evidenzia anche quanto ancora sia limitata la conoscenza di questa tematica (il 54% della popolazione dichiara di non averne consapevolezza). Il sondaggio fa emergere, inoltre, che la formazione del personale, la presenza di materiale informativo facilitato e la creazione di percorsi dedicati sono le azioni per rendere i luoghi di cultura sempre più inclusivi e accessibili. Per la popolazione generale, l’istruzione è l’ambito più rilevante per il benessere (68%), seguita dalla crescita professionale (57%), mentre solo il 31% considera le attività culturali (visita a mostre e musei) un aspetto rilevante. Il dato cambia notevolmente quando la stessa domanda viene posta a operatori e caregiver: pur ritenendo fondamentali formazione e lavoro, attribuiscono grande valore anche alle attività culturali, con un dato raddoppiato rispetto alla popolazione generale (rispettivamente il 67% e 70%). L’importanza del patrimonio artistico e culturale è riconosciuta da tutti, ma con diversa intensità. La poca inclusività emerge ancor più dalle sensazioni provate durante una visita culturale in un museo o una mostra: mentre la popolazione generale si sente appagata dall’esperienza e accolta, i caregiver riferiscono sensazioni negative, legate a disagio, solitudine, mancanza di spiegazioni adeguate e fatica. Anche la frequenza delle visite è bassa: dichiara di non andare mai o quasi mai a mostre e musei il 40% della popolazione generale, il 55% dei caregiver e il 57% degli operatori.
Questa indagine conferma l’importanza dell’accesso alla cultura per tutti, senza alcuna distinzione perché come afferma Carlo Riva citando Albert Camus: “Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro”.
In foto Villa Necchi Campiglio e clicca sul link per guardare il video
https://www.instagram.com/reel/DR137wtDG0W/?igsh=MW5mcXh4ZnhhYXgzZA==
Simone Lucci
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