SILVIA VENTURINI FENDI E LA SUA CARRIERA NELLA MAISON DALLA DOPPIA “F”

SILVIA VENTURINI FENDI E LA SUA CARRIERA NELLA MAISON DALLA DOPPIA “F”

“Era vestita di nero, gentile, energica e carismatica. È così che ricordo Silvia Venturini. Ero una ragazzina e rappresentante di abbigliamento per tutta la Sicilia del brand Fendissime. Erano i primi anni del 2000 e gli anni in cui Fendissime si vendeva come l’acqua – ricorda Clementina Speranza, direttrice di EMME22 –. A Roma si teneva la presentazione della nuova collezione. Finito di illustrare il nuovo campionario Silvia Venturini chiese proprio a me, la più giovane tra tutti i commerciali presenti ‘ma adesso voglio sapere da te cosa ne pensi’. Seppure emozionata, apprezzai tantissimo il suo interesse, l’attenzione verso un pubblico giovane. Del resto con lei Fendissime era stravagante con sobrietà ed eleganza”.

Tra i ’70 e gli ’80 vengono lanciati la collezione donna e la linea Fendissime, curata poi da Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna, che entra in azienda nel 1987, dopo aver studiato in Inghilterra e in Italia, mentre la sfilata primavera estate 2026 segna il suo addio come direttrice creativa di Fendi. Dal 1° ottobre, infatti, ha assunto il ruolo di Presidente Onorario della maison romana per tutelare il patrimonio di Fendi, promuovere il marchio a livello globale e mettere in risalto la storia della Maison. “Sono stati anni davvero emozionanti, un viaggio che ho intrapreso anche in nome di mia nonna Adele, mia madre Anna e le sue sorelle – afferma Silvia Venturini Fendi –. Il mio cuore va a Karl, un maestro straordinario che mi ha concesso l’onore di lavorare al suo fianco, insegnandomi l’arte della condivisione, una qualità fondamentale nella storia delle donne della mia famiglia, e guidandomi a coltivare e proteggere la mia visione creativa affinché potessi poi spiccare il volo da sola. È stato un viaggio meraviglioso, non solo dal punto di vista creativo, ma anche umano: prima attraverso il mio legame con Karl Lagerfeld, poi con Kim Jones e, non da ultimo, con il mio fantastico team, che nel corso degli anni è diventato parte della mia famiglia”.

Silvia Venturini Fendi è stata alla guida della casa di moda che porta il suo nome, fondata nel lontano 1925 da Adele Casagrande e Edoardo Fendi. Silvia nasce, letteralmente, nel mondo della moda, che ama e vuole far evolvere in un’ottica sempre più inclusiva. Una donna carismatica ed energica che tiene salde le redini dell’azienda di famiglia, portando alto il nome del Made In Italy nel mondo. Silvia rappresenta la terza generazione della famiglia Fendi, dal 1992 al 2019 ha affiancato Karl Lagerfeld nella direzione artistica, dal 1994 è stata responsabile delle linee Accessori e Uomo e, più recentemente, della collezione Donna.

È stato però il 1997 a sancire l’ingresso di Silvia Venturini Fendi nell’Olimpo della moda. A capo della linea accessori, Silvia ha dato vita all’iconica borsa Baguette, divenuta ancora più celebre grazie a un episodio di Sex and The Cityin cui il personaggio di Carrie Bradshaw non viene derubata di una semplice borsa, ma di una Baguette. Nel 2000, la borsa è stata premiata del Fashion Group International Award nella sezione Accessori. 22 anni dopo, la Baguette è tornata sul piccolo schermo grazie a And Just Like That, il sequel della serie tv cult degli anni ’90 con protagonista Sarah Jessica Parker. La borsa Peekaboo, ideata sempre da Silvia, risale invece alla primavera estate 2009. Il nome della borsa è stato scelto in quanto corrispettivo inglese del nostro gioco del cucù e disponibile in diversi colori, fantasie e dimensioni. La borsa è capiente, funzionale e diventa subito un successo tra le celebrities e non solo.

Dopo aver ceduto la proprietà del marchio Fendi al gruppo LVHM, nel 2000 l’azienda sceglie Silvia Venturini Fendi come responsabile, oltre che degli accessori, della linea maschile e bambino del brand. Nel 2010, il legame tra Silvia e la città di Roma si è consolida ancora di più: la designer, infatti, è nominata Presidente di AltaRoma, la fashion week romana nata nel 2004, che ha però chiuso i battenti nel 2024.

Nel 2019, arriva la notizia: Karl Lagerfeld non c’è più. Dopo una vita passato al suo fianco, l’erede naturale alla direzione creativa di Fendi non può che essere lei, Silvia Venturini Fendi. E così, quello stesso anno diventa Direttrce Artistica delle linea donna, ruolo che terrà fino al 2021, quando il womenswear e la couture vengono affidati a Kim Jones, mentre lei continua a occuparsi delle linee accessori e uomo.

Da sempre, i capi da lei realizzati hanno incarnato la raffinatezza tipica del marchio dalla doppia F e, ora che Silvia Venturini Fendi è stata nominata Presidente Onorario dell’azienda, rimane solo da scoprire le prossime collezioni firmate da Maria Grazia Chiuri, la nuova direttrice creativa della Maison romana.

Simone Lucci

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L’ANTICA E AFFASCINANTE STORIA DEL PROFUMO

L’ANTICA E AFFASCINANTE STORIA DEL PROFUMO

Patrick Süskind scrive che “gli uomini possono chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non possono sottrarsi al profumo”. Il profumo, infatti, ha una forza di persuasione pari alle parole, al sentimento e alla volontà. Penetra e riempie il corpo come l’aria che si respira e non c’è modo di opporsi.

I primi a esserne consapevoli sono stati gli antichi Egizi che durante le preghiere e i riti sacri bruciano oli essenziali, resine e unguenti profumati per ingraziarsi le divinità, assicurarsi la loro protezione, purificare il corpo ed elevarsi con lo spirito. Il profumo però non si limita solo alla dimensione sacra, e inizia a essere utilizzato anche nell’igiene quotidiana.

È proprio con i Greci che il profumo si svincola dal culto religioso e dal suo essere appannaggio esclusivo di sacerdoti e faraoni, per assumere un ruolo fondamentale nella cura del corpo. I profumi greci diventano così merce da esportare in tutto il mondo.

L’Impero Romano non rimane indifferente, acquisisce le arti greche e dà vita al sapone con cui lavarsi nei bagni pubblici. I Romani, inoltre, sono i primi a padroneggiare l’arte della distillazione dei profumi, ma l’innovazione più grande è l’introduzione di recipienti di vetro a partire dall’XI secolo a.C. Dopo la caduta dell’Impero Romano, gli Arabi perfezionano la distillazione (sostituiscono la base oleosa con l’alcool, ampliando la gamma di piante profumate utilizzabili) e la diffondono in Europa. Venezia diventa così il centro della distribuzione dei prodotti di profumeria, e a partire dal XIII secolo le botteghe degli speziali e dei venditori di aromi si moltiplicano. Le dame nobili si profumano con l’essenza di violetta, lavanda e fiore d’arancio. Alloro e rosmarino invece vengono bruciati nei camini per purificare gli ambienti.

Durante il Rinascimento l’industria del profumo trova terra fertile a Grasse, in Francia, dove si producono pelli profumate, ciprie, saponi e tabacchi, ma anche capi d’abbigliamento e accessori di cuoio cosparsi con essenze di gelsomino indiano. Le nuove rotte marittime aperte da Spagna e Portogallo introducono in Europa le spezie e gli aromi dall’Asia e dall’America come: patchouli e sandalo.

Nel XVIII, Grasse raggiunge l’apice della sua popolarità. La costruzione delle stanze da bagno private all’interno delle abitazioni più ricche consente la diffusione di sali e saponi profumati. La predilezione di Maria Antonietta per i profumi freschi e naturali, legati alla campagna, trova largo seguito in tutto il regno, favorendo l’importazione delle acque di Colonia dalla Germania ideate da Giovanni Paolo Feminis, un venditore ambulante della Val Vigezzo. Negli stessi anni Casa Migone apre la sua bottega a Milano e sulla sua scia fioriscono in tutta Italia un gran numero di case di profumeria.

Durante la Rivoluzione Francese nel 1789, vengono aboliti gli editti corporativi e avviene la liberalizzazione del commercio, mettendo le basi per il boom profumiero dell’Ottocento.

Nel 1828 Pierre François Pascal Guerlain presenta la sua linea di prodotti, e il settore chimico compie passi da gigante. I profumi iniziano ad essere sintetizzati e gli aromi classificati in diciotto gruppi su richiesta del profumiere londinese Rimmel.

Nel 1900 la profumeria diventa una vera moda e profumieri sono figure prestigiose e desiderate in tutte le città. È proprio nel settore moda che i ruoli di stilista e profumiere si fondono grazie a Paul Poiret, e con il tempo anche altre maison come Chanel, Lanvin e Dior seguono il suo esempio creando fragranze iconiche con nomi evocativi e confezioni di design. Ci sono boccette con angoli smussati, tappi tagliati come un diamante che riproducono la forma della celebre Place Vandôme a Parigi e fanno parte delle collezioni permanenti del MOMA di New York. Profumi contenuti in bottiglie di vetro squadrate o tondeggianti dalla silhouette molto essenziali e minimal, ma anche packaging di ispirazione orientale come scatolette di origine asiatica che nella tradizione vengono utilizzate per contenere polveri medicinali. Confezioni laccate e decorate con corde, nappe e piccoli gioielli.

Tra il 1931 e il 1940, sono gli anni della Grande Depressione: la disoccupazione dilaga e i profumi non sono la priorità. Una delle fragranze più note di questo periodo è Joy di Jean Patou, che sembra voler infondere gioia in un momento così duro.

Gli anni che seguono la fine della Seconda Guerra Mondiale sono di rinascita e di ricostruzione. Nel 1949 nasce Lancôme, nel 1948 Helena Rubinstein crea la sua prima fragranza. Dal 1951 al 1960, sono gli anni del prêt à porter, i profumi diventano più accessibili ed emanano fragranze meno complesse.

Sul versante maschile, il profumo resta ancora molto legato al rito della rasatura, ma negli anni Cinquanta compaiono sul mercato le eau de toilette anche per lui. Negli anni Sessanta il movimento hippie, nato a San Francisco, predicava il ritorno alla natura, il rifiuto delle costrizioni, l’uguaglianza dei sessi, la ricerca dei paradisi artificiali al grido di “Fate l’amore non la guerra”. I giovani iniziano a viaggiare soprattutto in India, e scoprono gli aromi di sandalo, di muschio, ma soprattutto di patchouli che viene usato per lisciare i capelli e nascondere l’odore dell’hashish. È così che compaiono sul mercato i profumi da uomo.

Negli anni Ottanta esplode il made in Italy in ogni settore produttivo. Sono gli anni di: Versace, Armani, Ferré, Fendi, Laura Biagiotti e Valentino. Per reazione al decennio precedente dove tutto era eccessivo, ricco e sfarzoso, le nuove fragranze richiamano soprattutto l’acqua, come per appagare un desiderio di leggerezza e purificazione. Per sottolineare la loro appartenenza a un gruppo, le giovani generazioni adottano uno stile unisex e grunge. La bandiera profumata di quegli anni è CK One di Calvin Klein: il primo profumo pensato per essere condiviso senza limitazioni legate al genere.

Nel corso dei millenni, il profumo ha subito un vero e proprio cambiamento. Nasce come prerogativa di pochi potenti, ma nei secoli subisce una graduale democratizzazione. Si trasforma da elemento sacro ad accessorio di lusso profano, da strumento di seduzione a prezioso rimedio terapeutico. Insomma chi avrebbe immaginato che il semplice gesto di spruzzarsi il profumo, al termine di ogni rituale di agghindamento, sia in realtà un importante pezzo di storia?

Simone Lucci

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FENDI BY VERSACE E VERSACE BY FENDI

FENDI BY VERSACE E VERSACE BY FENDI

Lei è Donatella Versace, sorella di Gianni Versace e stilista dell’omonimo brand della “Medusa”. Lui è Kim Jones, fashion designer inglese, laureato presso la Central Saint Martins College of Art and Design e attualmente direttore artistico di Fendi. Insieme hanno dato vita a uno scambio creativo. Fendi e Versace hanno invertito i ruoli e disegnato per il marchio opposto e creato una capsule collection pre-fall 2022, disponibile da maggio esclusivamente nelle rispettive boutique.

I rumors sull’inattesa collaborazione sono iniziati a circolare lo scorso luglio, quando Kim Kardashian West ha pubblicato una foto a Roma al fianco di Donatella Versace e Kim Jones intitolandola: “Leggende”. Le voci di corridoio si sono moltiplicate e infine concretizzate durante la settimana della moda milanese.

L’incontro tra le due maison ha permesso la nascita di Fendace. La F e la V maiuscole sui capi non sono solo le iniziali dei brand, ma indicano anche Libertà (Freedom), Divertimento (Fun) e Virtuosismo, facendo allontanare per la prima volta Donatella Versace e Silvia Venturini Fendi dalle rispettive case di famiglia per ispirarsi alla visione dell’altro. Kim Jones, invece, ha indicato la strada del progetto. Il risultato è una sfilata-spettacolo con top model iconiche di ieri e di oggi (Naomi Campbell, Kate Moss, Amber Valletta, Shalom Harlow, Esther Cañadas, Irina Shayk, Gigi Hadid) che hanno portato sulla passerella i codici di Versace e Fendi tra motivi d’archivio e nuove visioni.

Versace by Fendi è ispirata al periodo da metà a fine degli anni novanta ed espressa esplicitamente nella fusione del monogramma Fendi con il motivo della “Greca di Versace”. I capi sono camaleontici e artigianali, caratteristica tipica dell’atelier Fendi. Un approccio multigenerazionale è incarnato anche da Fendi by Versace, in cui Donatella Versace ha portato delle inclinazioni punk rock con pizzi, spille da balia e applicazioni di cristalli.

Dopo la sfilata di Gucci e Balenciaga, questa è la seconda coppia di maison che ha lanciato una collezione in edizione limitata con la differenza che Fendi e Versace fanno parte di gruppi concorrenti, ovvero LVMH e Capri Holdings. Fendace, infatti, racconta il bisogno di sincerità nella moda di oggi, andando controcorrente rispetto alla priorità rappresentate dalla strategie di marketing e come ha dichiarato Jones: “Amici, idoli, mentori… La bellezza è nello stare insieme”.

Simone Lucci

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MODA UOMO PER L’AUTUNNO

MODA UOMO PER L’AUTUNNO

Con il finire dell’estate anche il nostro modo di vestire cambia, soprattutto se non viviamo in città come Miami. E allora, quali sono le tendenze per la Moda Uomo per l’autunno 2021 ormai alle porte?

Dopo aver passato in rassegna le sfilate A/I 2021-2022 e i look book dei principali marchi, abbiamo catturato gli outfit più originali e ci siamo fatti un’idea di cosa fosse cool e cosa no.

C’è una gran voglia di tornare agli anni ’70: il pantalone a zampa, lo stivaletto alla Tony Manero, i tessuti optical, magari abbinati a un bel completo in maglia…

Si sa la moda è ciclica e tutto torna, come il bomber con i loghi dei College americani che anche alcuni brand del luxury hanno cercato di imitare, magari dopo una ricerca nelle bancarelle del vintage.

Anche per l’uomo c’è un ritorno all’animalier, un gusto sempre ispirato ai favolosi anni ’70, possibilmente in una New York in pieno boom economico. 

Cappotti oversize, da portare in qualsiasi ora della giornata, con un abbigliamento dal gusto streetwear, ma anche con completi più eleganti. Fanno impazzire, soprattutto per i tagli sartoriali, quelli del brand siciliano Dolce&Gabbana. La vestibilità, anche nel casual, diventa più morbida e talvolta pure maxi.

Continua il trend dei maxi loghi in vista, anche se crediamo che che lo vedremo ancora per poco!

Ci convincono meno, invece, i bermuda da indossare in inverno con l’ausilio di calze lunghe proposti da Louis Vuitton e Fendi, tranne che non vengano portati per lo sport con l’uso di appositi leggings, un abbinamento che invece ci piace.

Diverse sono le “icons” a cui si ispirano i brand e ci sono molte contaminazioni che provengono dai musicisti anni ’70. Rivediamo, infatti, i pantaloni di velluto nei colori pastello e gli stivaletti ispirati a quel periodo.

Intramontabile l’uso delle sneakers bianche e dei mocassini da abbinare a uno stile formale. Sui social tanti testimonial, musicisti compresi, postano gli outfit studiati appositamente per loro dai vari brand.

A voi quale tendenza piace? Qual è il vostro parere?

Cristiano Gassani

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MODA E DESIGN SOSTENIBILI: DA AVANZI DI LAVORAZIONE A BORSE ECOFRIENDLY

MODA E DESIGN SOSTENIBILI: DA AVANZI DI LAVORAZIONE A BORSE ECOFRIENDLY

Ilaria Venturini Fendi, la più giovane delle figlie di Anna Fendi, è stata a lungo Shoe Designer Fendi oltre che Direttore Creativo Accessori Fendissime.  Alcuni anni dopo la vendita dell’azienda di famiglia a un gruppo francese, lascia la società per dedicarsi all’agricoltura biologica. Traendo ispirazione dalla sua nuova vita legata alla terra e alla difesa dell’ambiente e riscoprendo le sue radici di designer, nel 2006 crea Carmina Campus, un marchio di moda sostenibile che unisce i valori del lusso e della bellezza alla responsabilità sociale d’impresa.

Patrizia Moroso, invece, è l’art-director della Moroso S.p.a., azienda di famiglia specializzata nella produzione di divani, poltrone e complementi d’arredo. Patrizia Moroso entra operativamente nel management alla metà degli anni ottanta. Dotata di spirito creativo e innovativo, Patrizia ha una curiosità insaziabile per tutte le forme artistiche che la porta a essere in anticipo sui tempi. Disinvolta talent scout, ama lavorare con le diversità.

In occasione di Udine Design Week21, Carmina Campus e Moroso si incontrano e uniscono le due realtà produttive, differenti per ambiti e dimensioni, ma simili per approccio concettuale. Le due menti creative, Ilaria Venturini Fendi e Patrizia Moroso, condividono una visione del design in cui il valore della diversità non è solo estetico e qualitativo, ma anche culturale, concettuale e ambientale. Il punto d’incontro sono i materiali che creano un dialogo tra un oggetto d’arredo e uno da indossare: infatti le borse Carmina Campus sono realizzate con gli avanzi di lavorazione del rivestimento della poltroncina Redondo di Patricia Urquiola per Moroso.

I tessuti trapuntati con cui Moroso riveste i suoi imbottiti e le sue sedute trovano un riutilizzo anche nelle dimensioni più piccole degli avanzi di lavorazione diventando materia prima per Carmina Campus. Velluti dall’aspetto setoso e cangiante (ciclamino, bluette, verde petrolio, verde acido, grigio fumo, ma anche in colori caldi come il ruggine, il beige, l’arancio, il prugna), jersey millerighe in nuance pastello o intense tonalità di bluette e verde, e canvas color sabbia, grigio, azzurro polvere diventano minibag, tracolle rettangolari o dal fondo stondato, comode shopper a due manici, zaini multifunzione.

Ilaria Venturini Fendi ha avviato la sua personale ricerca sul recupero e riuso di materiali dismessi o di scarto dopo aver lavorato a lungo secondo le modalità tradizionali della moda, che partiva dall’idea di una collezione per poi individuare le materie prime più adatte a realizzarla. Capovolgendo il processo creativo, ormai da più di quindici anni con il suo brand si dedica alla ricerca di materiali che non sono più idonei al loro originale utilizzo ma diventano il punto di partenza per elaborare di volta in volta una nuova collezione o un nuovo progetto, spesso in collaborazione con industrie che non appartengono alla moda o al tessile. “Sono tanti i materiali che reinterpreto facendoli diventare parte di una borsa o di un oggetto di design – spiega Venturini Fendi –. Spostare l’attenzione sui tessuti prima che sull’idea può essere una limitazione e una sfida creativa per un designer, ma coglie l’importanza che le materie prime hanno nell’ottica di un sistema produttivo più circolare, in cui nel design possano convergere originalità, bellezza e sostenibilità”.

Patrizia Moroso ha una concezione del prodotto fondata non solo sull’eccellenza qualitativa ed estetica, ma anche sulla proiettabilità nel futuro. “La storia di Moroso è la storia delle relazioni con i designer, gente che il mondo sta cercando di cambiarlo positivamente, con intelligenza e con quella febbre che muove sempre gli artisti davanti alla bellezza – afferma Moroso –. Chiedo loro di immaginare un mondo, non solo un oggetto, e di metterlo in relazione con il futuro”. Un’idea di futuro in cui durevolezza e progettualità sono concetti sostenibili. “Produrli bene oggi per farli durare domani. La nostra idea di sostenibilità inizia già dal progetto con il quale trasmettiamo la necessità di trattare la materia prima in modo alternativo”, precisa l’art-director.

In questa ottica, mescolare e connettere permette di dar vita a relazioni in cui il design e la creatività sono al centro della cultura contemporanea, infatti il sogno di Patrizia Moroso è di convincere che il design sia una cosa meravigliosa e che la diversità sia la ricchezza più grande che abbiamo. Collaborare, dialogare per progetti sostenibili è il modo migliore per non disperdere questa ricchezza.

Simone Lucci

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