THERAPYLATES: ESERCIZI PER IL BENESSERE FISICO

THERAPYLATES: ESERCIZI PER IL BENESSERE FISICO

Gli elastici colorati, o fasce, trovano sempre più spazio fra gli attrezzi per il fitness. Quando vengono allungati offrono resistenza, e il colore ne identifica la differenza di forza. Sono utilizzati sia in palestra che in casa e permettono di svolgere svariati esercizi per braccia, spalle, gambe e, cambiando il colore, aumentare anche la difficoltà.

La resistenza elastica ha fatto la sua comparsa durante le Olimpiadi di Roma del 1960, quando alcuni atleti effettuavano il riscaldamento muscolare utilizzando camere d’aria per bicicletta. Attrezzi rudimentali che l’industria del fitness ha saputo trasformare nelle bande in lattice colorato dei nostri giorni. Il lattice è un prodotto naturale estratto dall’albero della gomma che si trova nelle foreste tropicali asiatiche, della Malaysia e dello Sri Lanka in particolare. Potrebbe essere causa di reazioni allergiche al contatto, e per questo motivo possiamo reperire sul mercato fasce elastiche prive di lattice.

Chi svolge esercizi, per motivi sportivi o di riabilitazione post-traumatica si basa sul tipo di contrazione muscolare che intende ottenere: la contrazione isometrica avviene senza movimento delle articolazioni, la contrazione isotonica avviene con movimento dell’articolazione a carico costante e velocità variabile, e la contrazione isocinetica avviene con movimento articolare a velocità costante e carico variabile.  Invece, quando si svolgono esercizi muscolari a resistenza elastica non si rientra in nessuno dei casi sopra elencati. È una modalità di esercizio diversa, dove durante il movimento articolare il carico aumenta per l’allungamento della banda elastica. Per certi versi questo è molto più vicino a quanto accade nei gesti che svolgiamo nella vita di tutti i giorni. Tale peculiarità, unita al basso costo, alla versatilità e alla semplicità d’utilizzo, rendono l’uso degli elastici sicuro ed efficace in riabilitazione ortopedica, sia per gli atleti che per gli anziani.

Presso lo studio Fisioredi di Milano, abbiamo incontrato la dott.ssa Tempino, ideatrice di un protocollo di esercizi inediti nato dalla fusione del Pilates Matwork, esercizi a corpo libero, con l’utilizzo delle fasce a resistenza elastica.

 

Da dove nasce l’idea dell’utilizzo delle fasce a resistenza elastica con il Pilates Matwork?

In realtà le bande elastiche trovano un’ampia applicazione già da tempo sia in ambito sportivo che riabilitativo. La mia formazione in scienze delle attività motorie e in fisioterapia e, in seguito, la mia esperienza come istruttrice del metodo Pilates mi hanno portato alla continua ricerca e sperimentazione di esercizi a corpo libero o che prevedano l’utilizzo di attrezzi.

Gli esercizi del Pilates Matwork sono una sequenza di esercizi a corpo libero già codificata, suddivisa in più livelli e scelti in base al grado di preparazione fisica di chi li esegue. Le bande elastiche, sono un prodotto versatile e facile da utilizzare. Questo nuovo approccio al metodo Pilates, che ho chiamato “TheraPylates”, prevede l’impiego di una banda elastica a loop consecutivi. Grazie a questo innovativo elastico e alla presenza degli anelli consecutivi, mani e piedi possono essere inseriti simultaneamente sollecitando così il corpo nella sua globalità.

Quali benefìci si possono ottenere?

Gli esercizi possono avere uno scopo terapeutico o di prevenzione, o semplicemente essere mirati al raggiungimento di un benessere psico-fisico generale. In sostanza, dipendono dalle necessità fisiche, e non solo, di chi abbiamo di fronte. Un paziente che viene in studio per un mal di schiena e, grazie agli esercizi svolti raggiunge un buon risultato in termini di riduzione o scomparsa del dolore, può continuare ad allenarsi per mantenere i benefici ottenuti. 

Sono esercizi che possono essere svolti a casa?

Per poter essere svolti autonomamente, gli esercizi presuppongono sia l’apprendimento dei principi base del metodo Pilates (controllo motorio, stabilità del baricentro, precisione, concentrazione, fluidità del movimento e respirazione) sia una preparazione propedeutica. L’utilizzo della resistenza elastica a loop consecutivi richiede inizialmente una pratica assistita. Solo dopo un adeguato periodo di affiancamento, gli esercizi possono essere svolti a casa in sicurezza e autonomia.

Quali sono i soggetti che posso trarre maggiore beneficio?

Chiunque può trarre beneficio. L’utilizzo della resistenza elastica a loop consecutivi ha lo scopo di: aumentare la forza muscolare; migliorare la flessibilità articolare e l’elasticità; migliorare la coordinazione motoria e l’equilibrio; migliorare il controllo del baricentro e il controllo motorio generale; migliorare l’allineamento posturale; alleviare dolori muscolari e articolari; ristabilire la funzione diaframmatica, migliorare la percezione corporea, etc. 

Ci sono controindicazioni?

Alcuni esercizi richiedono precauzioni e per alcuni vi sono controindicazioni. Una scrupolosa raccolta di dati anamnestici e un’attenta valutazione iniziale sono indispensabili per svolgere gli esercizi in sicurezza e per ideare un programma di allenamento individuale.

 

La sequenza di esercizi sta riscontrando interesse nel mondo medico perché a ogni singolo esercizio corrispondono un programma rieducativo e un percorso di allenamento. Il manuale di esercizi “La resistenza elastica nel recupero e miglioramento della forza” è edito da Sintesi Infomedica e ha come con guest editor il dott. Stefano Respizzi, Direttore di Dipartimento Riabilitazione e Recupero Funzionale dell’Humanitas.

Il protocollo è stato identificato con il marchio TheraPylates, e si sono aperti i canali social di Instagram e Facebook  e un sito internet (www.therapylates.it) per offrire ai pazienti anche  una continua interazione a distanza.

Stefano Rovelli

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CHEMIO WORLD E LA VITA DOPO IL CANCRO

CHEMIO WORLD E LA VITA DOPO IL CANCRO

In questo momento di difficoltà sanitaria e sociale, abbiamo scoperto la valenza dei social e la loro capacità democratica di permeare in modo trasversale la società. Non solo influencer o frivoli balletti che strappano ilarità, ma anche tanti contenuti informativi utili per la nostra vita quotidiana.

L’indice scorre rapido sullo schermo dello smartphone, fino a quando appare Chemio World: si parla in modo semplice delle problematiche che le donne affette da tumore alla mammella devono affrontare, dei dubbi e delle tante paure di chi si sottopone alla chemioterapia.

Frasi di donne e uomini che hanno fatto la storia nella propria professione e racconti di vita: testimonianze di chi ce l’ha fatta. Di chi non si è lasciato sopraffare dalla malattia, perché “non si può battere una persona che non si arrende mai”, per citare una frase del giocatore di baseball statunitense Babe Ruth.

Chemio World è incline a fare rete con altre community e associazioni che operano nel settore, perché quando emerge una esigenza bisogna avere la consapevolezza dei propri limiti e la capacità di avvalersi dell’aiuto prezioso di esperti professionisti in psicologia, farmacia, alimentazione, estetica, fitness e non solo.

La storia di Chemio World si fonda sull’emozione, sui sentimenti, sull’amicizia, sulla passione, sulla ricerca e sulla voglia di condividere le esperienze personali per aiutare altre donne. Chemio World, infatti, è nata dall’esperienza personale di Monica e Valentina.

Monica, 35 anni e una laurea in Fisioterapia, ha un sorriso che riempie lo spazio, che ti circonda e ti infonde serenità. Le abbiamo rivolto qualche domanda.

 

Com’è nata l’idea di Chemio World?

Ho avuto la diagnosi di tumore alla mammella a luglio, nel 2020, esattamente tra il 23 e il 28, e compresi che avrei dovuto sottopormi a un intervento chirurgico. Ho iniziato immediatamente a informarmi sulle modalità con le quali potevo partecipare attivamente alla cura. Ci sono una serie di strategie da mettere in atto per rendere più efficace la terapia.

È molto importante diminuire lo stress, risultato che si può ottenere con la meditazione, con le sedute psicoterapiche, con l’esercizio fisico, lo Yoga o la riflessologia plantare; non esiste una tecnica che valga più delle altre, ognuno scelga quella che ritiene più idonea. Mentre è fondamentale l’alimentazione, perché è accertato che nel 40% dei casi una corretta alimentazione aiuta a ridurre la progressione della malattia. Da subito ho intrapreso una assunzione degli alimenti secondo il regime che mi ha indicato il medico dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Ho iniziato a comprare tantissimi libri e ho cominciato a informarmi su tutti gli aspetti del tumore e soprattutto su come affrontare la chemioterapia e su cosa io avrei potuto fare. Non volevo subire passivamente ma essere parte attiva per aumentarne l’efficacia e contrastare gli inevitabili effetti collaterali. Quindi mi sono documentata riguardo agli effetti tossici che potevano manifestarsi a livello cutaneo e a come avrei potuto intervenire per curarli. La pelle si desquama, si rovinano le unghie, cadono i capelli, le sopracciglia e le ciglia, ma ho scoperto che ci sono tanti rimedi utili a contrastare tali effetti. Possono anche manifestarsi diversi tipi di allergie, quindi è indispensabile l’utilizzo di prodotti naturali e possibilmente biologici. Ho iniziato a contattare delle aziende e a studiare i loro prodotti, leggendo gli ingredienti, e analizzandoli nel singolo dettaglio. Ho scoperto in Italia laboratori artigianali che producono piccoli lotti di prodotti di altissima qualità. Creme realizzate a base di latte di asina, o di olio di Argan, e spugne per la detersione profonda del viso provenienti dallo splendido mare della Sicilia.

Ho cominciato a condividere questa mia esperienza con mia cognata Valentina che vive a Shangai. È stata proprio lei che mi ha prima consigliato di condividere queste mie ricerche ed esperienze dirette con gli altri malati, e poi mi ha supportato nel mettere in atto questo progetto. Lei è stata la mente che ha creato il tutto.

Valentina, laureata in scienze linguistiche per le relazioni internazionali, con specializzazione in social media marketing, ha creato la community e mi spronava a scrivere. Era un momento difficile in cui io non riuscivo a fare nulla, perché c’è una prima fase, dopo la diagnosi, in cui si è completamente pietrificati.

Arriva il giorno dell’intervento, ci sono poi complicazioni post-operatorie che mi costringono a un ricovero di un mese e mezzo. Inizio il primo ciclo di chemioterapia. Devastante, la chemio rossa, la più aggressiva! In quella fase non riuscivo né a scrivere, né a espormi attraverso le foto, e così lo fece lei. Valentina era la mia mano, io le inviavo i messaggi e lei pensava a tutto. È da quel momento che nacque la community.

La scelta del nome Chemio World (@chemio_world) è dovuta alla volontà di riunire tutte le ragazze, le donne e i care giver che affrontano la tematica della chemioterapia.

 

Le storie che riempiono la community sono ricche di emozioni e di sentimenti, quali quelli che ti hanno investita dopo la diagnosi di tumore al seno?

Ero in vacanza a Viareggio, quando ho prenotato una ecografia di controllo perché da una decina di giorni sentivo un piccolo nodulo al seno. Mentre ero sdraiata sul lettino a fare l’esame ecografico, il medico si è alzato ed è andato a chiamare un senologo in ospedale. Al suo ritorno mi consiglia una visita di approfondimento all’ospedale della Versilia. In quel momento ho capito che c’era qualcosa che non andava. Lì mi consigliano di fare un ago aspirato per il prelievo di alcune cellule da sottoporre all’esame citologico e comprendere la natura dell’alterazione mammaria.

Decido, così, di andare immediatamente a Milano e vengo visitata da un medico freddo e sprezzante che mi disse che lui doveva partire per le vacanze e se volevo togliere la massa estranea, in quel momento non avevamo ancora la certezza che fosse un tumore, avrei dovuto affrontare subito un intervento privatamente. Altrimenti sarei stata messa in lista di attesa per settembre. Il destino volle che il giorno dopo fossi visitata da un chirurgo senologo meraviglioso, di un’umanità incredibile, il dott. Alberto Testori dell’Humanitas. Il giorno stesso, il 29 luglio, feci l’ago aspirato, l’ecografia e la mammografia. Tornai dai miei bambini in Versilia; dopo cinque giorni feci una PET per escludere che ci fossero metastasi in giro. La bella notizia fu che non si evidenziarono metastasi, e la brutta che la massa tumorale era di ben 5,2 cm e avrebbe richiesto una mastectomia totale.

Tornata al mare, pensavo che non ce l’avrei fatta e che sarei morta, on-line si trovano racconti di donne che non ce l’hanno fatta, che dopo due anni vanno in metastasi, e il rischio di avere recidive è alto. Continuavo a piangere e a stringere forte i miei figli, guardavo i bambini e pensavo che il tempo a disposizione sarebbe stato poco e non li avrei visti crescere. Questi timori li ho ancora, però adesso ho imparato a gestirli, a tenerli a freno.

Fui investita da un sentimento di rabbia: cavolo con tutto il bene che ho fatto, sono una brava persona, mi impegno nelle cose e aiuto sempre tutti, proprio a me! Però credo che queste cose le pensino tutte. Ho imparato a gestire gli impulsi emotivi, grazie a questa tremenda disgrazia sono cambiata e ho imparato ad apprezzare di più la vita.

E poi la paura. La paura di morire, la paura delle terapie e di tutti i farmaci che comportano, la paura di non riuscire più a guardarmi allo specchio, la paura di toccarmi il seno che non c’è più e di toccare la cicatrice. Mi hanno messo una protesi, la gente pensa che la mastectomia sia come rifarsi il seno, invece è completamente diverso non c’è nessun paragone. Ti tolgono tutto, tolgono tutta la ghiandola, quando tocchi senti il silicone, con le sue pieghe, il seno è freddo, asettico, immobile.

Ho scritto le emozioni che ho provato, la community è stato un modo di liberarmi, e poi ho visto che tutte le donne hanno condiviso le stesse sensazioni, la malattia ci lega tutte con un comune denominatore.

 

La community cresce e sembra proprio che sia intenzionata a gettare le basi per un futuro lungo e rigoglioso. Da pochi mesi si è unita Virginia, aspirante notaio, export manager, con all’attivo 3 start up.

Sono approdata in Chemio World grazie a Valentina, che ho conosciuto durante la mia ultima esperienza di lavoro. Appena Valentina mi ha raccontato il progetto non ho potuto che propormi e caldeggiare la possibilità di partecipare. Abbiamo unito l’utile al dilettevole, nel senso che io ho portato il mio know-how per la creazione di una startup e dall’altra parte ho trovato un progetto bellissimo di grandissima umanità, e due persone meravigliose. Un progetto che sento mio anche se è stato partorito da Monica e Valentina.

Attraverso i canali Facebook e soprattutto Instagram (@chemio_world), la community continuerà a veicolare messaggi e a offrire supporto a tutte le donne che affrontano i traumi e gli effetti della malattia, ma siamo certi che nel breve periodo ci saranno delle sorprendenti novità.

“La forza delle donne deriva da qualcosa che la psicologia non può spiegare. Gli uomini possono essere analizzati, le donne…solo adorate!”. È una citazione di Oscar Wilde e resta sempre attuale.

Stefano Rovelli

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L’OSTEOPATIA ANCHE NEI NEONATI

L’OSTEOPATIA ANCHE NEI NEONATI

La pratica medica nel corso della storia ha saputo raccogliere le esperienze e farne sintesi dando così vita a nuove metodiche applicative. L’osteopatia è una di esse e nell’ultimo decennio sta assumendo un ruolo sempre più importante anche nel nostro paese. Nasce negli Stati Uniti dalla pratica medica del dott. Andrew Taylor Still che nel 1874 ne scrive i prìncipi base e nel 1892 inaugura la prima scuola di osteopatia al mondo. Nei primi anni del novecento sbarca in Europa, in particolare in Inghilterra e in Francia, dove da tempo è ben affermata.

L’osteopatia ha il suo principio cardine nel contatto manuale con il paziente, e attraverso di esso riesce a effettuare sia la valutazione che il trattamento.

A Cassina de Pecchi, un piccolo e grazioso paese a nord est di Milano, incontriamo Marco Zignani (fisioterapista e osteopata) e Alessia Cremaschi (massaggiatrice MCB e tecnica Pancafit) che hanno fatto della terapia manuale la loro missione di vita e in particolare hanno deciso di applicare tale disciplina ai neonati. Da un paio di anni, hanno aperto il loro studio professionale (Studio Healthy) dove quotidianamente si dedicano alla cura dei piccoli pazienti.

L’osteopatia ha un approccio diverso dalla medicina tradizionale, la massima attenzione viene posta sulla persona e non sulla malattia. Spesso il dolore è il sintomo di un malessere che trova origine in aree o organi che sono lontani dalla zona dolorante. L’osteopata si dedica con estrema attenzione a rilevare tutti quei piccoli campanelli di allarme che il nostro corpo fa squillare e che evidenziano una alterazione funzionale dello stesso.

È indicata a tutte le fasce di età e viene applicata con scopi curativi e soprattutto preventivi. I casi per i quali ci si può rivolgere dall’osteopata sono molteplici. Si può intervenire sul sistema muscolo scheletrico per le lombalgie, cervicalgia e dorsalgie, ma anche per le periartriti e tendiniti. Si ottengono ottimi risultati anche sul sistema neurologico, come la sciatalgia, le cefalee e le vertigini. Il concetto di riequilibrio vitale che sta alla base dell’osteopatia permette di intervenire su patologie neurovegetative che spesso non trovano risposta dai trattamenti tradizionali. Patologie quali fibromialgia, turbe del sonno, colon irritabile e disordini funzionali delle vie digestive, sono casi che vengono affrontati quotidianamente dall’osteopata.

 

 

Perché dopo gli studi di fisioterapia hai sentito il bisogno di fare osteopatia?

In realtà l’osteopatia è stato proprio il mio primo amore. Da ragazzo, all’età di 14 anni, accusavo i classici dolori dovuti alla crescita: dolori alle ginocchia e alla schiena. I miei genitori mi portarono dall’osteopata, che ricordo ancora oggi con molto piacere: si chiama Iginio Furlan, e ha aiutato moltissimo per i dolori, ma soprattutto mi ha incuriosito la sua figura. E quindi, mentre mi trattava lo riempivo di domande; e così, mentre sul lettino guardavo il soffitto, decisi che sarebbe stato il mio lavoro. Terminate le superiori, quando arrivò il momento di scegliere cosa fare all’università, immediatamente mi informai per intraprendere gli studi di osteopatia. All’epoca non era ancora un profilo ben delineato e non era riconosciuta come disciplina sanitaria, in realtà non lo è pienamente tutt’ora. Quindi decisi di fare fisioterapia, in modo da avere un profilo sanitario ed essere tutelato nell’esercitare la mia professione, con l’idea di approdare successivamente all’ osteopatia. Devo dire che la fisioterapia da allora, cioè dal 2012, quando terminai il percorso di studi, ha fatto decisamente dei passi da gigante. Al tempo c’erano tantissime domande alle quali io non trovavo una risposta nel solo approccio fisioterapico, l’osteopatia invece mi proponeva delle interpretazioni che mi sembravano convincenti e quindi, a maggior ragione, decisi di intraprendere questo percorso.

 

In questi anni di attività quale caso ricordi con soddisfazione per i risultati ottenuti?

Riguarda un paziente con ATM (articolazione temporo-mandibolare) bloccata, il paziente accusava fortissimi dolori. L’ATM è una articolazione difficile raggiungere e da manipolare in maniera diretta e, anche se fosse possibile, quando è in fase acuta è praticamente intrattabile. Con questo paziente abbiamo guadagnato, nell’arco di una seduta, una apertura non dolorosa della bocca senza toccare l’ATM, ma trattando l’osso sacro, la colonna lombare, il diaframma, il mediastino e le fasce del collo.

L’osteopatia riesce a stupirmi ogni volta. È l’approccio olistico, cioè il fatto di lavorare lontano dalla sede del sintomo e di ottenere comunque un risultato tangibile e anche immediato. Succede quando si risolve una lombalgia trattando una caviglia, ogni volta che si risolve un problema di spalla trattando la colonna vertebrale, una cefalea trattando un problema del diaframma e del mediastino.

 

Parliamo dei piccoli pazienti che quotidianamente entrano nel vostro studio medico.

Cosa è l’osteopatia neonatale?

È esattamente ciò che è per l’adulto. Una terapia prettamente manuale con un approccio olistico, quindi che guarda a tutta la persona e non solo al sintomo, che punta a mettere il neonato nella migliore condizione di salute possibile in modo che possa intraprendere, autonomamente, processi di auto-guarigione.

La differenza, a mio parere, con l’osteopatia nell’adulto sta nella prospettiva.

Proviamo a visualizzarla con il teatro delle Ombre cinesi, dove l’artista dietro un telo bianco e davanti a una potente fonte di luce, proietta l’ombra delle sue mani, disegnando animali o personaggi fantastici. Più mi avvicino alla fonte di luce e più saranno grandi i miei personaggi.

Con il bambino si lavora molto vicino all’origine del problema, siamo all’inizio della vita e siamo molto vicini al vero significato del termine salute. E quindi facendo molto poco riesco a ottenere veramente tanto. Così come il nostro artista, nel teatro delle ombre cinesi, portando la mano vicino alla fonte della luce ottiene delle ombre molto grandi. Trattando un bambino si ottiene tanto non solo nell’immediato, come nel risolvere la plagiocefalia, il reflusso, la colichetta o l’otite, ma proprio in prospettiva, in termini di prevenzione di problemi futuri più grandi.

Nell’adulto il problema c’è, esiste e puoi aiutarlo solo a trovare il migliore adattamento possibile e quindi a conviverci. Tornando alla nostra similitudine con il teatro delle ombre cinesi, in questo caso il nostro artista sta lavorando lontano dalla fonte di luce e per quanto possa sforzarsi è difficile ottenere delle grandi ombre.

 

Quando è utile sottoporre i piccoli pazienti al trattamento osteopatico? E soprattutto come fa una mamma a capire se il proprio bimbo ha bisogno dell’osteopata?

In linea generale 9 mamme su 10 arrivano da me indirizzate dai pediatri, perché nei bilanci di salute, cioè quelle visite che le mamme fanno fare ai neonati periodicamente a prescindere dal fatto che vi sia un problema o meno, il pediatra riesce ad intercettare quelle problematiche per cui può essere utile il nostro intervento. E generalmente le grandi categorie sono: plagiocefalia, torcicollo miogeno, otiti ricorrenti, colichette e reflusso. Io ai genitori dico sempre che devono chiamarmi quando notano delle importanti asimmetrie nel loro bambino. Tiene sempre la testa ruotata da un lato, tiene sempre la colonna inclinata da un lato, tiene sempre, o comunque nella stragrande maggioranza dei casi, un braccino più flesso e l’altro steso e idem con le gambe, da seduto pende sempre dallo stesso lato, gattonando fa sempre un movimento asimmetrico. In questi casi un’occhiata dall’osteopata non guasta e spesso possiamo aiutare veramente tanto. Sottolineo molto il concetto di sempre dallo stesso lato perché a volte i genitori sono veramente iper-attenti e tendono ad allarmarsi per cose che non lo meritano.

Stefano Rovelli

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BIOFARMA GROUP BREVETTA UN NUOVO TAMPONE SALIVARE

BIOFARMA GROUP BREVETTA UN NUOVO TAMPONE SALIVARE

Dalla sinergia tra la Biofarma Group, l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale e la Regione Friuli Venezia Giulia è nato un nuovo sistema diagnostico salivare che assicura semplicità di somministrazione, velocità e ripetibilità di prelievo e nessuna invasività per chi si deve sottoporre al test. Ma non solo: anche più sicurezza per gli operatori sanitari ed elevata affidabilità grazie alla maggiore sensibilità clinica nel rilevamento del virus Sars-CoV-2.

“L’utilizzo di questo nuovo sistema può rappresentare una svolta nelle procedure di prelievo e analisi dei campioni per il controllo del COVID-19. Fino a oggi, per i tamponi salivari sono state utilizzate diverse soluzioni di trasporto che però determinano una riduzione della sensibilità del test e hanno anche una limitata stabilità nel tempo. Vista la praticità dell’uso della saliva, si sentiva la necessità di soluzioni di trasporto che risolvessero questi problemi per poter incrementare il numero di test velocemente, specie nelle fasi più critiche della pandemia – spiega Francesco Curcio, Professore di Patologia clinica del Dipartimento di Area Medica dell’Università di Udine e Direttore del Dipartimento di Medicina di laboratorio della ASU FC, che ha eseguito lo studio clinico e la convalida in vivo del prodotto -. Grazie alle sue caratteristiche, il nuovo sistema è in grado di velocizzare l’individuazione del virus, con importanti vantaggi rispetto al tampone naso faringeo in termini di semplicità, invasività, velocità e ripetibilità di prelievo, e può essere processato senza difficoltà nei laboratori che svolgono analisi di campioni per Covid-19”.

L’innovazione del sistema diagnostico si basa sull’utilizzo di un nuovo liquido reagente che consente di trasportare e conservare più a lungo i campioni da tampone per COVID-19, riducendo al minimo le variazioni ambientali del materiale di analisi e consentendo un aumento della sensibilità clinica del test molecolare del 12% rispetto ai tamponi naso faringei. Il liquido fissa e conserva l’RNA del virus e lo rende inattivo, consentendo agli operatori sanitari di condurre le analisi in sicurezza e di poterle effettuare anche a distanza di 48 ore o di ripeterle, senza conseguenze sulla conservazione del campione o sul risultato.

Il sistema diagnostico salivare possiede un’elevata sensibilità, pari al 95%, e una specificità del 97,5%. Inoltre, la stabilità dei campioni salivari nel liquido reagente è di 48h a temperatura ambiente e 4°C. Con queste caratteristiche costituisce realmente un’arma in più per tenere sotto controllo l’andamento del contagio, specialmente in un momento in cui in Italia i casi di infezione tornano a crescere mettendo sotto pressione i laboratori di analisi e gli Ospedali.

La collaborazione non si è esaurita con il completamento dello studio e la convalida del test. Biofarma Group e l’A.S.U. Friuli Centrale stanno proseguendo la ricerca secondo un nuovo filone di indagine. 

“Stiamo indagando la possibilità di ampliare l’utilizzo del liquido reagente per individuare precocemente i positivi contagiosi da quelli non contagiosi, verificando la presenza del virus non tramite il suo acido nucleico (RNA) ma tramite le sue proteine (antigeni). Se la soluzione fosse efficace anche per effettuare questa rilevazione, potremmo determinare con maggiore accuratezza i margini di rischio del contagio e le misure di sicurezza necessarie per arginare la diffusione del virus”, conclude il Prof. Francesco Curcio.

Un primo lotto di produzione di 15 mila pezzi di sistema diagnostico salivare è pronto e disponibile per essere utilizzato in modo esteso, partendo proprio dal Friuli Venezia Giulia, dove dalla fase pilota sono emersi ottimi risultati sia nelle performance sia in termini di sostenibilità dei costi.

 

 

 

OBIETTIVO: NEUTRALIZZARE I VIRUS, 4 RISPOSTE CONCRETE

OBIETTIVO: NEUTRALIZZARE I VIRUS, 4 RISPOSTE CONCRETE

ANEMOTECH: UN TESSUTO

TheBreath®  è il primo tessuto in grado di assorbire le polveri sottili nocive presenti nell’aria e disaggregarle, reintroducendo in circolo aria pulita, per garantire un ambiente sano e sicuro.

Da oggi, nella nuova rivoluzionaria versione certificata ISO 18184:2019, questo tessuto svolge anche un’attività antivirus neutralizzando in 2 ore fino al 98,75% della carica virale.

La sua membrana esterna filtrante è infatti costituita al 100% da fibra di poliestere modificata con molecole attivate per l’abbattimento al contatto di batteri, muffe e virus. Il rivestimento esterno effettua un primo grado di filtrazione sulle polveri, e la parte interna al carbone attivo agisce sulle micro molecole inquinanti.

theBreath® è un’innovativa fibra multistrato, formata da tre sottili layers che lavorano in sinergia in un circolo virtuoso: due strati esterni in materiale idrorepellente con proprietà antivirali, battericide, antimuffa e anti-odore, traspiranti e stampabili, e uno intermedio costituito da una cartuccia in fibra carbonica adsorbente in grado di attrarre, trattenere e disgregare le molecole inquinanti e i cattivi odori presenti nell’aria.

Una soluzione rivoluzionaria per mezzi di trasporto pubblici e privati, scuole, negozi, centri commerciali e uffici, workspace, ambulanze, ambienti ospedalieri e luoghi ad alta densità di frequentazione.

Nasce da Anemotech, PMI innovativa Made in Italy.

CERTIFICAZIONI E TEST

Gli studi sull’efficacia di theBreath®, riferisce Anemotech, sono stati sviluppati in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche Dipartimento SIMAU e hanno superato diversi test sulla performance del prodotto, ottenendo importanti certificazioni.

Oltre alla già citata certificazione ISO 18184:2019 per la sua attività antivirale garantita fino al 98,75%, il tessuto ha superato anche i test:

ISO 16000-9 per la determinazione del flusso specifico per superficie di emissione di composti organici volatili (COV) da prodotti da costruzione di nuova produzione o prodotti di finitura in condizioni climatiche definite; UNI 11247 per la determinazione dell’indice di abbattimento fotocatalitico degli ossidi di azoto in aria da parte di materiali inorganici; ANSI/AHAMAC-1-2002 per misurare le prestazioni dei purificatori d’aria per uso domestico.

 

SEAS: UNA CABINA DI SANIFICAZIONE

SEAS è la società ingegneristica svizzera di ricerca e sviluppo che propone e garantisce un sistema di controllo e sanificazione per ridurre i rischi di contagio da Coronavirus.

L’azienda presenta SANYLIFE SEAS per la prevenzione e il contrasto ai patogeni, tra cui il Covid-19, adatto per un uso civile e industriale, sia da esterno che da interno.

Le cabine modulari e i tunnel retrattili sono personalizzabili in termini di dimensioni, configurazione e ciclo di sanificazione. Possono essere utilizzati in diversi contesti e per svariati utilizzi: dagli ospedali per la sanificazione del personale e dell’abbigliamento, ai luoghi con grandi flussi di persone come supermercati, centri commerciali, hotel. 

Nella prima fase, il software è in grado di filtrare gli accessi tramite il riconoscimento facciale, la misurazione della temperatura corporea e il controllo dell’uso della mascherina, inviando un segnale acustico e un avviso pop-up, e interrompendo il processo di sanificazione in corso, qualora la persona in ingresso avesse una temperatura corporea eccedente rispetto ai requisiti richiesti e/o non indossasse la mascherina.

Nella seconda sezione, sulla persona in accesso viene nebulizzato un liquido sanificante antivirale certificato, e nello stesso tempo a ciclo continuo l’aria viene tenuta asettica dal sistema UV-C ad alta pressione antivirale.

Nel passaggio della persona avverrà:

  • completa sanificazione di: suole scarpe, ruote passeggini, ruote carrelli spesa, etc.
  • completa sanificazione degli indumenti per la parte a contatto con l’esterno.

L’azienda assicura che non vi è nessuna criticità o pericolo per il viso poiché questo non è direttamente colpito dal processo di nebulizzazione e dalla decontaminazione a ciclo continuo dell’aria.

 

BABAK MONAZZAMI: UN NUOVO TIPO DI MASCHERINA

Una mascherina in plastica e silicone bene aderente al volto consentirebbe di isolarci e annientare i virus. Questa mascherina prevede un piccolissimo serbatoio contenente alcool e olio di lavanda, o semplicemente propoli.

La propoli, prodotta dalle api, è la sostanza resinosa che riveste gli alveari e li protegge dagli agenti esterni: muffe, funghi, batteri. Oltre a essere un antibatterico è anche un antivirale che agisce su molti ceppi di virus, come quelli di influenza, raffreddore e herpes. 

Lolio di lavanda è dotato di numerose proprietà e trova largo impiego nell’ambito dell’aromaterapia, dove è rinomato per le sue proprietà calmanti e rilassanti. Diversi studi hanno confermato che l’olio essenziale di lavanda possiede una discreta attività antibatterica e un’interessante attività antifungina.

I filtri di questa maschera fanno passare l’aria solo verso una direzione (a senso unico). In caso di ingresso in direzione opposta si chiudono.

“La mascherina ha 2 filtri: uno di entrata e uno di uscita. Quando si inspira, soltanto il filtro di entrata è aperto. Quando si espira il filtro di entrata è chiuso e si apre solo quello di uscita.

L’aria esce passando attraverso l’olio e l’alcool ed è lì che i virus vengono annientati. Per legge fisica, l’alcool resta sotto. Sopra, con il ruolo di evitare una possibile inalazione da bocca o naso, c’è l’olio di lavanda o la propoli”, spiega Monazzami.

La mascherina nasce dall’idea di Babak Monazzami esperto di terapie naturali e (TIM) Medicina Tradizionale Persiana. Ne ha disegnato il prototipo e attualmente cerca finanziatori per il lancio sul mercato.

 

SIGNIFY: UNA LAMPADA

Signify (Euronext: LIGHT) ha ideato una lampada da tavolo per neutralizzare la presenza di virus e batteri all’interno della propria abitazione. Si chiama UV-C ed è a marchio Philips.

L’azienda garantisce la neutralizzazione di virus, batteri, muffe e spore.

Il tempo per disinfettare una singola stanza varia a seconda delle dimensioni e del tipo di superficie o di oggetti presenti al suo interno. Ad esempio, un soggiorno di medie dimensioni richiede circa 45 minuti  di  esposizione alla luce UV-C, mentre una camera da letto ne richiede 30, e un bagno circa 15.1

La lampada presenta un pannello di controllo intuitivo e l’integrazione di comandi vocali. Poiché l’esposizione ai raggi UV-C può essere dannosa per gli occhi e la pelle, l’assistente vocale, prima di avviare il ciclo di disinfezione, chiede agli utenti di abbandonare la stanza. Un’ulteriore protezione è offerta dalla presenza di sensori integrati che, nel caso venisse rilevato un qualsiasi movimento, provvederanno a spegnere immediatamente la lampada.

Tutti i batteri e i virus testati fino a oggi rispondono positivamente alla disinfezione UV-C..“Mentre il mondo si sta adattando alle sfide e alla ‘nuova normalità’ dell’era Covid-19, noi di Signify ci sentiamo in dovere di contribuire alla crescente necessità di sanificare oggetti e superfici da parte delle persone. Da qui nasce la lampada da tavolo Philips per la disinfezione UV-C. Questo innovativo dispositivo, dotato disorgenti luminose UV-C Philips, consente di neutralizzare diversi tipi di virus (incluso il SARS-CoV-2, virus responsabile del Covid-192) e batteri3  per contribuire a mantenere le proprie abitazioni al sicuro da microorganismi dannosi”, afferma Rowena Lee, Division Leader Digital Products di Signify. Nei test di laboratorio le sorgenti di luce UV-C hanno ridotto, in appena 9 secondi, la carica virale del SARS-CoV-2 (virus responsabile del Covid-19)  presente su una superficie, a livelli inferiori a quelli rilevabili.

DISPONIBILITÀ

La lampada da tavolo Philips UV-C per la disinfezione è disponibile in Italia dal 25 gennaio 2021 (in esclusiva Amazon solo per i primi due mesi, fino al 27 Marzo).

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 1Riferimenti di calcolo: soggiorno di 28 m2 con una portata di 3m, camera da letto di 20 m2 con portata di 2,5m, bagno di 13 m2 con 2 m di portata. L’efficacia della disinfezione varia a seconda del tempo di disinfezione, della distanza e del tipo di superficie e/o oggetto. Per approfondimenti si rimanda al manuale e/o alla pagina web.

2 Nei test di laboratorio le sorgenti di luce UV-C di Signify hanno ridotto la carica virale del virus SARS-CoV-2 presente su una superficie, a livelli inferiori a quelli rilevabili, in soli 9 secondi (Storm et al., 2020). Durante questo test è stata applicata un’esposizione a un’irradiazione UV-C di 0,849 mW/cm2 per la durata di 9 secondi, risultando quindi in una dose di UV-C di 7,64 mJ/cm2. La validità dei nostri prodotti per la disinfezione delle superfici tramite raggi UV-C (dotati delle nostre sorgenti luminose UV-C) è garantita a patto che si raggiunga la medesima quantità di raggi UV-C su ciascuna area della superficie irradiata.

3 La lampada da tavolo Philips per la disinfezione UV-C di Philips utilizza la tecnologia UV-C grazie alla sua comprovata efficacia nel neutralizzare virus e batteri. Per ulteriori approfondimenti è disponibile la seguente lettura: Malayeri et al., Fluence (UV Dose) Required to Achieve Incremental Log Inactivation of Bacteria, Protozoa, Viruses and Algae, 2016.